Il cantautore della collina

Cantautore sospeso tra due mondi:
argentina e italia

MARTÍN NAVELLO

Dal rumore di Buenos Aires al silenzio del Montefeltro. Un ponte bilingue tra Cumbia, Folklore, Tango e Canzone d'autore. Un cantautore sospeso tra due mondi.
Un CROSSOVER di generi che ti sorprenderà

DALL'ASFALTO DI BUENOS AIRES AL SILENZIO DEL MONTEFELTRO

Mi chiamo Martìn

Introduzione alla Bio

"C'è stato un tempo in cui la mia vita era scandita da bilanci e scadenze, tra le torri di cemento di Buenos Aires. Poi, la rottura. Ho mollato tutto e ho scelto la strada dei sogni fatti di polvere, di arte, guidati dalla libertà cruda del busking e dal battito della natura che non accettava più confini.
Oggi le mie radici argentine affondano tra le creste del Montefeltro. Qui, dove il silenzio della collina incontra il fuoco della Cumbia, la terra del folklore e la malinconia del Tango, ho trovato la mia vera voce.
La mia musica è un ponte bilingue lanciato sopra l'oceano: un crossover di storie vere, di fughe e rinascite. Non sono solo canzoni, è il racconto di chi ha attraversato il proprio confine per trovare finalmente casa"

GUARDA E ASCOLTA

L'ENERGIA Del live con "LOS LOCOS"

Il LIVE è il momento in cui tutto prende vita, è il cuore del progetto. Uno spettacolo travolgente che diventa un viaggio attraverso le canzoni originali dove i ritmi argentini e latinoamericani si fondono con la canzone d'autore italiana, cantando in lingua mista e suonando strumenti etnici come il charango, o il bombo leguero.
La band si rivolge a un pubblico eterogeneo unito da un filo comune: persone in cerca di una proposta musicale originale, autentica e sincera con voglia di condividere, ballare, emozionarsi e resistere.

Martin Navelo y Los Locos LIVE

PRESS KIT

MARTÍN NAVELLO & LOS LOCOS

L'energia del crossover italo-argentino al suo massimo. Cumbia, Tango e ritmi latini per festival, piazze e club. Uno spettacolo travolgente per far ballare e sognare.

PRESS KIT

SOLO SET & ANTEPRIMA DISCO

La voce nuda, la chitarra e il racconto. Ideale per teatri, rassegne d'autore e contesti intimi. In attesa dell'uscita del nuovo album prevista per Luglio 2026.

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New Music

La Musica

il crossover

Le sue canzoni sono pubblicate su tutte le piattaforme di streaming.
Non si può catalogare Navello sotto gli scaffali dei generi tradizionali perche il suo stile contiene tanti di loro al suo interno.
Dal folkore, alla cumbia, pasando per il reggae, il blues, il rock, il tango, la musica latinoamericana e l'ispirazione dei testi nel cantautorato italiano. Una espressione unica e autentica di WORLD MUSIC.
Per esempio in "Mi chiamo Martìn", una canzone frutto del disagio della pronuncia errata del suo nome come atto identitario, mixa all'interno due generi di mondi apparentemente lontani come il FUNK e la CUMBIA, nasce il FUNKUMBIA

+1000
concerti

dal 2012 ad oggi sono la conferma che il Live è il suo posto al mondo. Un animale da palco

+800 ascoltatori

Ascoltatori fedeli nel 2025 secondo lo Spotify Wrap

+50
paesi

Confermano un artista di prospettiva internazionale

Martin Navello y los locos per te

Portiamo il viaggio e l'energia sul tuo palco

Per contrattazioni

[email protected]

DISCOGRAFIA

NUOVO ALBUM

"Il cantautore della collina"

In questo disco Martìn scrive e canta al sogno del cantautore che ha un rapporto indivisibile con la natura e segue gli insegnamenti che si possono osservare in essa diventando metafora dei comportamenti della società attuale.
Racconta il suo problema di identità attraverso un nome che non gli piace e che tra l’altro viene pronunciato male mischiando due generi apparentemente lontani come funk e cumbia, racconta il viaggio da un ragioniere senza passione a un busker innamorato, racconta e il viaggio di chi vive lontano e torna a vistare i più cari
in un genere tradizionale del folklore argentino chiamato Chacarera
Nel disco si racconta la vita fatta di
esperienza, di lentezza, di amore per esempio nel singolo “El Vino” o la storia di un soldato yankee che per protestare contro il genocidio palestinese compie il gesto estremo di darsi fuoco e viene subito dimenticato in “Aaron”
Racconta anche una storia d’amore di sua nonna dove il protagonista non è il suo nonno: un amore giovane che si sospende nel tempo e si ritrova una vita dopo nel brano chiamato "Marta" (come sua nonna) dove chitarra, voce e bandoneon struggono ogni particella del corpo. Per finire con tutta la
positività possibile con “Positive Vibrations” facendo sentire che anche se il mondo non è come lo vogliamo, possiamo fare qualcosa per cambiarlo:
PENSARE POSITIVO

OLTRE IL MIO CONFINE
Cd

Il suo primo album.
10 tracce che raccontano i momenti più importanti della sua vita, tra gioie e dolori, sfide e conquiste, amore, amicizia e comunidad

Oltre il mio Confine

15

Oltre il mio Confine
Vinile

Il suo primo album.
10 tracce che raccontano i momenti più importanti della sua vita, tra gioie e dolori, sfide e conquiste, amore, amicizia e comunidad

Oltre il mio confine

30

Prossimi Concerti

Tour e date estive

Tra tour di presentazione del Disco con la band, grande feste argentine e live acustici non mancheranno gli appuntamenti per incontrarci. Date in continuo aggiornamento

MARTIN NAVELLO
Manager & Fotographer

Andrea Shinigami - Manager Italia & Fotografo ufficiale

NESSUNO SI SALVA DA SOLO

il team

MARTìN NAVELLO
Artist / Produttore / Direttore Artistico
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ANDREA SHINIGAMI
Manager del gruppo / Fotografo ufficiale
[email protected]
PEDRETO PRODUZIONI
Comunicazione / Stampa / Content Creation
[email protected]
CATA JUROZDICKI
Artista Copertine
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BUENA VIDA SIEMPRE!

e POSITIVE VIBRATIONS!

Cantautore e Busker

comunicato stampa

il cantautore della collina

Martín Navello abbatte le barriere culturali per ritrovare la naturale essenza umana

Dal 1 luglio è disponibile in streaming e in fisico l’album "Il Cantautore della Collina" di Martìn Navello, un'opera crossover che fonde i ritmi del Sud America, come Cumbia, Tango e Folklore, con l'ironia e lo stile della canzone d’autore italiana.
"Il Cantautore della Collina" è il manifesto di una profonda metamorfosi artistica e personale, che segna la transizione dell'autore dai numeri e dalla routine di un ufficio alla libertà ispirata dai silenzi delle colline romagnole, al confine con le Marche.
La forte volontà di Navello è quella di abbattere i luoghi comuni e le barriere culturali attraverso un bilinguismo fluido (spagnolo e italiano), costruendo così un "ponte sonoro" tra l'Argentina, sua terra natale, e l'Italia, sua terra d'adozione. Attraverso queste due lingue, Navello usa la natura come fonte inesauribile di metafore per esplorare l'identità, la lotta sociale e la speranza, cercando una dimensione più umana, empatica e profonda nei rapporti e nella società.
L'ossatura portante dell'album è sorretta da tracce chiave che mescolano generi musicali a messaggi potenti:
"Il Cantautore della Collina": un brano dal sapore latin e cantautorale che rappresenta un sogno utopico e un dialogo con l'ambiente, ricordandoci la grande lezione della "resistenza del bambù che non si spezza perché ha fatto del piegarsi una virtù".
"Mi chiamo Martìn": una traccia carica di energia funk e cumbia che affronta il tema dell'identità partendo dal disagio della pronuncia errata del proprio nome, per rivendicare con orgoglio "la fatica del diverso".
"Aaron": una profonda milonga di impegno civile dedicata alla memoria di Aaron Bushnell, che si innalza come un grido disperato contro l'orrore della guerra e la "cruda realtà di bombe sopra la testa".
"Chacarera del Regreso": genere classico del folklore sudamericano in cui la narrazione di un temporaneo ritorno in patria si trasforma in un amaro e lucido spaccato sociale ("Se mentre noi cantiamo c’è chi muore su un barcone").
"Positive Vibrations": un inno reggae/rap alla resilienza, che ci insegna come anche nel buio ci sia una luce, perché "una planta en el desierto puede florecer".
A completare questa esplorazione multisensoriale interviene anche l'arte visiva: ogni traccia è infatti accompagnata da uno dei dieci dipinti originali in acrilico realizzati appositamente dalla talentuosa artista plastica argentina Cata Jurozdicki.
L'album è inoltre disponibile in un esclusivo supporto fisico da collezione che ne permette l'ascolto istantaneo tramite tecnologia NFC. Questa scelta restituisce all'ascoltatore il calore e l'intimità dell'oggetto fisico, unendolo alla comodità del mondo digitale per un'esperienza immersiva a 360 gradi
Nato a Buenos Aires, Martín Navello è un cantautore argentino dal sapore italiano. La sua musica è un vero e proprio ponte bilingue, nato per accorciare le distanze e unire la sua terra di nascita, l’Argentina, a quella d’adozione, l’Italia. Oggi è il "Cantautore della Collina", un artista unico capace di unire la canzone d’autore italiana ai ritmi viscerali del Sud America.

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MARTIN NAVELLO

Il cantautore della collina

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La Genesi dell'idea

Tradizione e modernità: l'arte oltre allo streaming che si può toccare

Sono un artista 100% indipendente.
In un mondo dove la musica è intrappolata dentro uno schermo e i supporti fisici stanno scomparendo, produrre un vinile classico per chi si autoproduce significa trovare porte chiuse prima ancora di bussare. Ma, questo disco non poteva essere solo un file streaming: volevo tutt'una esperienza che possa unire la musica, i racconti e i dipinti fatti a mano dall'incredibile artista argentina Cata Jurozdicki.
Per salvare questo legame tra tradizione e modernità, in un momento dove i tempi stanno cambiando, ho creato una via di mezzo tra il fisico (vinile 45 giri) e il digitale: il formato Digital VinylPS: Grazie alla tecnologia NFC integrata, il tuo telefono leggerà il chip e sarai istantaneamente catapultatx nel cuore del progetto, sbloccando tutti i segreti e contenuti esclusivi come le storie dietro alle canzoni e le curiosità che non ho mai raccontato prima, oltre ai testi tradotti , i crediti e i dipinti in alta definizione

il Concept

Il viaggio dalla grande città alle colline, i sogni e il manifesto di una metamorfosi

Questo album è il manifesto di una metamorfosi perchè Racconta la mia transizione da una vita scandita dai numeri di un ufficio della inmensa Buenos aires alla libertà trovata tra le alture delle colline romagnole del Montefeltro.
Qui è che ho trovato la mia vera voce. Qui sono nate tutte le mie canzoni. Canzoni che che sono state maturate per una vita dentro di me ma che solo qui, nella pace della collina, hanno trovato i mezzi per uscire.
La natura è diventata la musa per cantare di lotte sociali, identità e utopie ma sopratutto per imparare dall'universo.La musica del disco è un Crossover di generi dove Chacarera, Zamba, Tango, Funk, Cumbia e Reggae si fondono con la proffondità della canzone d'autore italiana: nasce così un ponte bilingue tra l'Argentina (la mia terra di nascita) e l'Italia (la mia terra d'adozione). Dalla crisi d'identità e gli accenti sbagliati di "Mi Chiamo Martín", passando da una storia d'amore di mia nonna in "Marta", fino alla denuncia di "Aaron" o la poesia di "El Vino", ogni traccia è un pezzo della mia vita

Tracklist

Fai click sulle grafiche per scendere nel sottosuolo di ogni singola canzone e scoprire tutti i segreti

MARTIN NAVELLO

“Prima del frutto viene il fiore, che ha il suo tempo per sbocciar…”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

Melodia risuona da un ciliegio in fior
e la guitarra dulcemente fa vibrarle el corazón
la fantasia del sognatore risvegliò
il cantautore della collina
Poesia la resistenza del bambú
che non si spezza perché ha fatto del piegarsi una virtù
eliotropismo delle parole su di lui
come fa il sole col girasole
y Respirando libertad
va cantando su verdad
cuando algo te gusta
es difícil parar
La pachamama ahi esta
para inspirar, para enseñar
sinfonía de lo etéreo
que hace eco en su andar
Armonía quella del vero underground
dove una rete ti sostiene al buio e forgia l'unità
allegoria di una remota realta
il cantautore, la sua utopia
Andatura con la cicala e il suo timbal
prima del frutto viene il fiore che ha il suo tempo per sbocciar
il suo uditorio di noci e pini fa sold out
un impostore con repertorio
y Respirando libertad
va cantando su verdad
cuando algo te guuuusta
es difícil parar
La pachamama ahi esta
para inspirar, para enseñar
sinfonía de lo etéreo
que hace eco en su andar

TESTO tradotto

Melodia, resuena en un cerezo en flor
y la guitarra dulcemente le hace vibrar el corazón
la fantasia del soñador despertò
al cantautor de la colina
Poesìa la resistencia del bambù
que no se rompe poque hizo del doblarse una virtud
heliotropismo de las palabras sobre èl
como hace el sol con el girasol
e respirando libertà va cantando la sua verità
quando qualcosa ti piace è difficile smettere
la “pachamama” è lì per ispirarci e insegnarci
sinfonia dello etereo che fa eco nel suo andare
Armonia es la del verdadero underground
donde una red te sostiene en las sombras y forja la unidad
alegoria de una lejana realidad
el cantautor, su utopia
Ritmo con la cigarra y su timbal
antes del fruto esta la flor
que tiene su propio tiempo para florecer
su auditorio de nogales y pinos hace sold out
un impostor con repertorio
e respirando libertà va cantando la sua verità
quando qualcosa ti piace è difficile smettere
la “pachamama” è lì per ispirarci e insegnarci
sinfonia dello etereo che fa eco nel suo andare

Storia della canzone

Un viaggio, una collina, una trasformazione e il sogno del cantautore

Accomodati, prenditi un momento. Ti voglio raccontare una storia personale che per me è diventata poesia, una storia mia che però, alla fine, parla un po' di tutti noi e dell'utopia di rischiare tutto per un sogno.Per trent'anni ho vissuto in Argentina. Lì avevo la mia vita, la mia terra, i miei amici di sempre, ma sentivo che ancora non ero realizzato. Come la vita ci insegna, siamo fatti di cerchi: la figura geometrica perfetta, che a un certo punto però si conclude. Se continui ad accarezzarlo all'infinito, quel cerchio diventa un circolo vizioso. Così, quando ho sentito che i cerchi di quel momento si stavano chiudendo, ho mollato tutto per cambiare vita un’altra volta. Ho fatto le valigie, che ho riempito con un sogno e sono partito con la chitarra in mano. Non ero da solo. Tutto questo non sarei mai riuscito a farlo da solo, perché le cose importanti della vita si fanno accompagnati. Al mio fianco, a spingere ogni idea folle, c'erano il mio grande amore e i nostri tre cani.Nel corso della mia vita ho avuto tanti sogni e ho cercato di aprire tutti i cassetti che li contenevano per dar loro il volo. Ma il sogno che mi ha spinto a cambiare tutto è stato proprio la musica. In primis, poter vivere suonando e cantando, per poi evolvermi nel mio sogno attuale: connettermi con le persone attraverso le mie canzoni. Cioè, fare il cantautore.All'inizio la nostra casa era un camper: giravamo di paese in paese, un'avventura pura e piena di libertà. Suonavo nelle piazze, facevo busking, e sentivo un fuoco dentro, un'energia positiva che cresceva giorno dopo giorno mentre le canzoni maturavano lentamente, aspettando il momento giusto per uscire.Poi è arrivato il Covid, il mondo si è fermato e il viaggio si è trasformato: ci siamo stabiliti in questa vecchia casa di campagna nelle colline romagnole del Montefeltro, al confine con le Marche. Mura spesse, un pozzo del 1900 ormai fuori funzione e una stufa a legna che all'inizio faceva anche da fornello. Questa casetta di campagna è letteralmente inserita nella collina. Pensa che in fondo alla cucina c'è una grotta vera, scavata dentro la terra, che per i primi tempi abbiamo usato come frigorifero naturale per conservare il cibo, come si faceva una volta. È stato un viaggio nel tempo e non solo: un vero cambio di stile di vita.Io sono nato a Buenos Aires e ci ho vissuto fino ai trent'anni. Capirai che la natura lì era completamente assente: non sapevo letteralmente da dove venisse un pomodoro e vivevo, come tanti in città, con ansie, paure, paranoie, costantemente di fretta e con la testa attaccata a uno schermo. Ma da sempre, fin da piccolo quando visitavo la casa di campagna della famiglia di mio padre in un paesino a 300 km da Buenos Aires, avevo sentito una connessione profonda con la natura. In ogni viaggio all’interno dell'Argentina naturale – che fosse in Patagonia, alle Cataratas o nel nord, nella Quebrada de Humahuaca – ho sempre avvertito una forza enorme, una voce dentro che mi sussurrava che il mio posto era lontano dalla grande città.E così l'ho dimostrato a me stesso quando, piano piano, ho cominciato a capire la lingua della Madre Terra. Avendo la fortuna di avere un pezzo di terra per fare l’orto e qualche pianta e animale da curare, ho iniziato a parlare un po’ la sua lingua, ma soprattutto a imparare gli insegnamenti ancestrali che la Pachamama ha da donarci, se solo la ascoltiamo. Certo, fare l'orto, tante volte (soprattutto quando non lo avevi mai fatto), vuol dire probabilmente spaccarti la schiena come è succeso a me, così come prenderti cura delle piante e degli animali ogni giorno, senza esperienza può diventare una gran fatica e questo è il primo insegnamento, ci vuole la fatica per curare le cose e avere risultati e la fatica porta l’esperienza. Ma è stato in quella fatica e in quel silenzio che ho trovato la mia vera voce.Dal mio piccolo studio al secondo piano della nostra piccola casetta – il posto dove nascono le mie canzoni – guardo fuori dalla finestra e vedo i noci, i pini, i ciliegi, i meli, e in fondo quel canneto di bambù che mi ha insegnato la virtù di piegarsi col vento, adattandosi, senza spezzarsi mai e continuando sotto terra a espandersi per uscire solo quando ha trovato la luce.In un mondo dove sembra un'utopia partire da zero come cantautore in un continente diverso, ho guardato questi alberi e ho capito una cosa fondamentale: che le canzoni le devi scrivere prima di tutto per te stesso. Per me, scrivere canzoni rappresenta la terapia spirituale che mi rimette a posto con l'universo. Questo è il seme più importante. Tutto il resto, prima o poi, e senza neanche sapere come, accadrà. Così mi ha insegnato la vita fino a oggi, perché “adesso siamo nel futuro di un ieri che ci tormentava” (dalla traccia 06, El Vino). Tutto arriva e tutto accade se lo visualizzi, lo desideri e lavori di conseguenza.Al momento di scrivere questa canzone, però, sentivo il contrario. Sentivo che il mio sogno di diventare cantautore fosse veramente utopico, perché le mie prime canzoni non le ascoltava nessuno, perché mi sentivo "grande" per le logiche dell’industria musicale, perché ero in un continente diverso da quello che mi aveva visto nascere e crescere, e perché non c’era nessuno disposto a darmi una mano nel momento del bisogno. Gli alberi della mia collina sono stati la mia grande ispirazione e, allo stesso tempo, il mio primo pubblico: fanno sempre sold out e mi accolgono esattamente per come sono.Così è nato Il Cantautore della Collina. Il viaggio comincia da qui. Benvenuto a casa mia. Costruiamo e percorriamo un ponte insieme, perché le cose importanti non ci accadono mai da soli.

Qualche curiosità in più

L'Architettura del Pezzo

Se ascolti attentamente, la struttura del brano non è casuale. Ogni strofa è costruita intorno a una delle quattro caratteristiche essenziali della musica cantautorale: la Melodia (il canto di un uccello posato su un ramo di un ciliegio in fiore), la Poesia (la resistenza del bambù), l'Armonia (il vero underground) e l'Andatura (il ritmo della cicala)

Il Vero "Underground" - Le Micorrize

Quando canto “quella del vero underground / dove una rete ti sostiene al buio”, non mi riferisco solo alla musica indipendente. C'è un segreto biologico: sotto la collina, le radici degli alberi sono collegate tra loro da una rete invisibile di filamenti fungini chiamati micorrize. Attraverso questa rete sotterranea, gli alberi si scambiano nutrimento, si avvisano dei pericoli e si sostengono a vicenda nel buio della terra.È la metafora perfetta di come penso dovremmo vivere noi umani: una rete invisibile ma solida che forgia l'unità.

La sceta degli strumenti -Il Respiro della Natura e le Radici

In questo brano ho cercato di creare un ponte fondendo la chitarra criolla (classica), uno strumento che rappresenta le mie radici argentine, con la fisarmonica, che richiama subito la mia terra d'adozione, la Romagna, dove ogni romagnolo ce l'ha come parte integrante del DNA.
Inoltre, per me la fisarmonica rappresenta il vero respiro della natura: ogni movimento del mantice è come un soffio vitale. In tutto il disco la fisarmonica, quando è presente, è molto importante ed è stata suonata da Chiara Masia, una romagnola DOC nonché il grande amore della mia vita, con cui mi sono sposato. (Piccolo gossip: ci siamo sposati nel castello della Repubblica più antica del mondo, dentro il Palazzo Pubblico di San Marino... chi l'avrebbe mai detto? Un sogno incredibile anche questo!)

la figura perfetta - L'artwork

Per la parte visiva dell'album, insieme all'artista argentina Cata Jurozdicki, abbiamo scelto il cerchio come figura geometrica perfetta che fa da contenitore a ogni opera. Ma se guardi bene, ci sono sempre elementi interni ai dipinti che sembrano voler scappare via, quasi a voler rompere quella stessa perfezione. Noi esseri umani siamo imperfetti, perché la perfezione non esiste: è solo un'illusione creata dall'ego, che rischia di trasformarsi in una dipendenza o in un'ossessione per qualcosa che non potremo mai afferrare. Rompere il cerchio significa accettare la nostra splendida imperfezione.
In più l'artista ha preso le immagini e gli elementi fondamentali di ogni canzone rendendo l'esperienza molto più di un semplice ascolto. Se fai zoom vedrai le pennellate e con loro tutta la. sensibilità e verità di una'artista incredibile.

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“se lo senti, l'accento è sulla ì...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

Mi chiamo Martín
se lo senti, l’accento è sulla ì
Mi chiamo Martín
se lo senti, l’accento è sulla ì
Mi chiamo Martín
se lo senti, l’accento è sulla ì
Mi chiamo Martín
se lo senti, l’accento è sulla ì
Sono nato a Buenos Aires
Donde se habla el español
Quando i miei mi hanno chiamato Martín
No es que me guste tanto,
pero tengo a mi favor
Che mi porto addosso il nome
di un gran libertador
Quando mi presento:
Ciao, piacere, Martín
Però tu quello che senti
è Màrtin, è Màrtin
Mi chiamo Martín
Mi chiamo Martín
Mi chiamo Martín
se lo senti, l’accento è sulla ì
Mi chiamo Martín
se lo senti, l’accento è sulla ì
Quando penso
a chi?
A chi ha un nome un po’ più strano
Me ne accorgo non son solo
La fatica del diverso, è nel dna italiano
Non sopporto che certa gente non capisca
che l'America è Latina
è un continente che va oltre
a quel paese imperialista
Quando mi presento
Ciao, piacere, Martín
Però tu quello che senti
è Màrtin, è Màartin
Mi chiamo Martín
Mi chiamo Martín
Mi chiamo Martín
se lo senti
Mi chiamo Martín
se lo senti, l’accento è sulla ì
Mi chiamo Martín

TESTO tradotto

Me llamo Martìn, si lo escuchas, el acento està en la i
Me llamo Martìn, si lo escuchas, el acento està en la i
Me llamo Martìn, si lo escuchas, el acento està en la i
Me llamo Martìn, si lo escuchas, el acento està en la i
Nacido en Buenos Aires dove si parla lo spagnolo
cuando mis padres me han puesto Martìn
Non è che mi piaccia tanto ma ho al mio favore
que llevo puesto el nombre de un gran libertador
cuando me presento: Hola, encantado, Martìn
Pero vos lo que escuchas es Màrtin, es Màrtin
Me llamo Martìn
Me llamo Martìn
Me llamo Martìn, si lo escuchas, el acento està en la i
Me llamo Martìn, si lo escuchas, el acento està en la i
cuando pienso
en quien?
en quien tiene un nombre extraño
me doy cuenta no estoy solo
la dificultad por quien es distinto està en el ADN italiano
no aguanto que cierta gente nunca entienda
que America es latina, es un continente que va mas allà
de aquel paìs imperialista
cuando me presento: Hola, encantado, Martìn
Pero vos lo que escuchas es Màrtin, es Màrtin
Me llamo Martìn
Me llamo Martìn
Me llamo Martìn, si lo escuchas, el acento està en la iMe llamo Martìn

Storia della canzone

Non è solo una pronuncia sbagliata

Amo l’Italia, ed è stato un amore a prima vista. Mi sono sentito irresistibilmente attratto dalla sua bellezza, dai suoi tesori nascosti, dalla natura selvaggia, dalla sua cucina, dall'arte, dalla cultura e da quella storia fatta di resistenza e gente di cuore. Insomma, mi sono sentito a casa fin dal primo istante. Penso che non sia un caso. Credo succeda a molti argentini che decidono di mettere radici qui: in fondo, un pezzo del nostro DNA lo hanno seminato i nostri nonni e bisnonni italiani quando sono migrati in Sudamerica. Ma su questo viaggeremo più avanti, quando arriveremo alla "Chacarera del Regreso".Questi sono alcuni dei motivi per cui scelgo, ogni giorno, de vivere qui. Da quando sono arrivato sono stato accolto a braccia aperte; vivo immerso nella natura e mi sveglio ogni mattina con la libertà di lavorare ai miei sogni. Non mi posso lamentare, anche perché non fa proprio parte del mio carattere.
Ma…
Ebbene sì, c’è un "ma". Come dite voi qui in Romagna, non è tutto rose e fiori. Ci sarebbero un po' di cosette da dire, ma con questa canzone ho voluto fermarmi su un dettaglio che per me è un pilastro identitario fondamentale: la pronuncia del mio nome.
Da quando sono arrivato in Italia mi presento come Martín (con l’accento dritto e fiero sulla I). Eppure, per un motivo inspiegabile, quasi tutti – comprese alcune delle persone a me più care – continuano a chiamarmi Màrtin (con l’accento sulla A). All’inizio, vi confesso, mi creava un vero disagio, e adesso vi racconto il motivo.Se ci pensi, sarebbe stato più naturale "tradurre" il nome nella propria lingua. Se mi avessero chiamato Martino, l'avrei capito e mi sarebbe persino piaciuto! Anche perché, ironia della sorte, in Martino l'accento cade proprio sulla "I" e, troncando l'ultima lettera come si fa spesso da queste parti per accorciar parole, sarebbe diventato comunque Martín. Invece no. Fino al giorno in cui ho scritto questo pezzo, continuavano a chiamarmi tutti Màrtin. Alla fonetica in inglese. Come se fossi americano o inglese.
Ed è esattamente qui che scatta il mio cortocircuito interiore.
In Europa si usa la parola "America" per definire solo gli Stati Uniti. Ma sappiamo bene che l’America è un intero continente che va ben oltre i confini di quel paese imperialista.
E tu dirai: "E beh? Che male c'è?". Beh, forse da questa parte dell'oceano non si percepisce quanto quel modello abbia storicamente cercato di conquistare, dominare e schiacciare l’America profonda del Centroamerica e il Sudamerica. Lo fanno oggi attraverso l’economia, usandoci come cavie del capitalismo estremo. Ma c'è stato un tempo ancora peggiore: gli anni '70, quando hanno finanziato e pilotato le dittature sanguinose in Argentina, Cile, Uruguay...
Regimi feroci que rispondevano a Washington, dove si addestravano le forze armate a torturare e far sparire le persone in nome della lotta al comunismo. (Non mi dilungo ora, ci torneremo sopra con La ignorancia de los cultos).
Per l’Inghilterra il sentimento non è molto diverso, specie dopo che ci hanno derubato delle Islas Malvinas. Pensate che negli stadi argentini il coro popolare che fa saltare in piedi l'intero stadio, all'unisono, recita: "El que no salta es un inglés" (Chi non salta è un inglese).Ecco perché fa male. Tutte queste ferite storiche fanno sì che io voglia distanziarmi il più possibile da quel mondo. E vedere che qui in Italia, per pigrizia fonetica o per colonialismo yankee, mi legano a quel suono anglofono mi faceva sentire accostato a quel passato -che è anche presente-colonizzatore. Una delle mete che ho scelto per la mia vita e per la mia musica è cercare di dare voce a chi non ce l'ha, agli ultimi, ai dimenticati. Per questo rifiuto i modelli che impongono la disuguaglianza come motore di sviluppo.Lo vedi quanti mondi si muovono dietro alla semplice pronuncia sbagliata di un nome? Oggi ho fatto pace con questo, ed è stato grazie allo sfogo che questa canzone mi ha permesso di fare. Attraverso questa canzone sono riuscito a sputare fuori questo disagio e a trasformarlo in ritmo. E vi dirò di più: a me il nome Martín non è mai piaciuto così tanto. Non so perché. Ma adesso lo prendo come bandiera identitaria e mi ispiro pensando ai grandi uomini che lo hanno reso nobile: come José de San Martín (il liberatore), o San Martín de Tours, o semplicemente il Martín Pescador (il meraviglioso uccellino). Tutti portatori di coraggio, determinazione, umiltà e profonda umanità.Oggi, grazie a questa canzone che mi ha rivoltato dentro, sono orgoglioso del mio nome.Con l’accento sulla Í. Amracmand!

Qualche curiosità in più

funkumbia: l'unione è possibile

All'inizio è nato come un fastidio: tutti che mi storpiavano il nome. Poi ho capito che il problema era più grande, che i proprietari del potere cercano sempre di dividerci in scatole chiuse. Allora ho preso il Funk nordamericano e la Cumbia sudamericana e li ho fatti scontrare. La Funkumbia è la prova acustica di un miracolo: se due mondi così lontani possono ballare insieme in una canzone, allora l'unione tra gli esseri umani è possibile, oltre i confini e oltre i disagi

un bassista Da Conservatorio diventato sudamericano

C'è una linea di basso in questa canzone che spinge da matti e sembra registrata nel cuore della Colombia (la cula della cumbia). E invece la magia l'ha fatta il maestro Luca Partisani: un contrabbassista romagnolo/sammarinese da 10 e lode al conservatorio che non aveva mai ascoltato una cumbia in vita sua! Gli ho fatto sentire due tracce, ha chiuso gli occhi e ha tirato fuori un groove pazzesco al primo colpo. La musica è davvero una lingua universale.
Perché sotto i fili che ci governano, siamo tutti fratelli e parliamo la stessa lingua.
Luca è un vero hermano, senza di lui la mia musica non sarebbe stata possibile

un ponte invisibile tra due mondi

In questa canzone mischio l'italiano e lo spagnolo continuamente, quasi senza accorgermene. Per me non è solo un gioco di parole: è il mio modo di farti entrare nel mio mondo di migrante. Questa volta l'orecchio di chi ascolta si deve adattare per forza. Sarai tu ad entrare nel mondo della cumbia e del funk para mover las caderas

giocare con la musica

In inglese, suonare si dice "play" come giocare e io penso che questo sia una parte essenziale nella musica: giocare, divertirsi e provare cose diverse . Così è nata l'idea di mischiare due generi apparentemente lontani come il funk e la cumbia creando la FUNKUMBIA

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“non voglio essere complice di questa cruda realà di bombe sopra la testa di chi non ha da mangiar...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

mamà me voy a la guerra
no porque yo quiera andar
mamà me voy a la guerra
no porque yo quiera andar
pero la carta ha llegado
y me tengo que marchar
este disfraz de soldado
quisiera poder quemar
Perdon si así me despido
sin el valor de afrontar
Perdon si asi me despido
sin el valor de afrontar
las lágrimas en la espalda
que caen mientras me abrazas
por la ilusión saladas
de que pueda regresar
Penso al coraggio di Cassius
e quello di Rosa Parks
che con il loro rifiuto
un segno han saputo lasciar
e mentre mi guardo attorno
dove non c'è umanità
Stavolta è dentro il fragore
del gesto che devo far
Non voglio essere complice
di questa cruda realtà
non voglio essere complice
di questa cruda realtà
di bombe sopra la testa
di chi non ha da mangiar
la morte di quei bambini
vorrei vendicar
Mentre un ricordo mi assale
quello del monaco e Jan
mentre un ricordo mi assale
quello del monaco e Jan
perché una nota da sola
non sarà stonata mai
e mentre divento luce
al grido di “FREE PALESTINE”
Penso al coraggio di Cassius
e quello di Rosa Parks
che con il loro rifiuto
un segno han saputo lasciare
mentre mi avvolgon le fiamme
c'è chi mi vuole arrestar
per poi svanir nell’oblio
di chi coscienza non ha

TESTO tradotto

Mamma, me ne vado in guerra
ma non perche io voglia andare
Mamma, me ne vado in guerra
ma non perche io voglia andare
però la lettera è arrivata
e me ne devo andare
questo costume da soldato
vorrei poter bruciare
Scusami per salutarti così
senza il coraggio di affrontareScusami per salutarti così
senza il coraggio di affrontare
le lacrime sulle mie spalle
cadendo mentre mi abbracci
e salate per l’illusione
che io possa ritornarePienso en el coraje de Cassius
y en el de Rosa Parks
que con su negativa
una marca han sabido dejar
y mientras miro a mio alrededor
donde no existe humanidad
Esta vez es dentro el rugido
del gesto que devo hacer
no quiero ser un complice
de esta cruda realidad
no quiero ser un complice
de esta cruda realidad
de bombas sobre la cabeza
de quien no tiene para comer
la muerte de aquellos niños
quisiera poder vengar
mientras me viene un recuerdo
sobre aquel Monje y de Jan
mientras me viene un recuerdo
sobre aquel Monje y de Jan
porque una nota por si sola
nunca podrà desentonar
y mientras me transformo en luz
en el grito “FREE PALESTINE”
Pienso en el coraje de Cassius
y en el de Rosa Parks
que con su negativa
una marca han sabido dejar
mientras me envuelven las llamas
esta quien me quiere arrestar
para desvancerme en el olvido
de quien conciencia no tiene

Storia della canzone

"Per non svanir nell'oblio di chi coscienza non ha"

Un giorno mi sono svegliato con il magone, un’angoscia che non trovava sollievo mentre vedevo da lontano compiersi un genocidio spietato. I genocidi, fino a quel giorno, li avevo solo studiati. Per fortuna non li avevo mai vissuti in tempo reale, e sinceramente speravo che l’umanità avesse capito che le guerre non servono a niente e, che a pagare il prezzo, è sempre il popolo e i più bisognosi.
Ma mi sbagliavo. Le guerre, purtroppo, non si sono mai fermate.
Quella mattina mi sono svegliato con le immagini che arrivavano dalla Palestina: bambini morti, gente che moriva di fame facendo file eterne con l’ultimo pentolino rimasto in mano, sperando in una cucchiaiata di qualsiasi cosa per sfamarsi. Mi sono svegliato con la notizia che i criminali di lesa umanità di Israele e Stati Uniti avevano chiuso i corridoi umanitari, togliendo ogni tipo di aiuto e condannando un intero popolo a morire di fame, come se non bastassero le infinite bombe e i droni che hanno gettato sulle loro teste. Questa non è politica, è umanità. Non c’è nessun partito, religione o ideologia che possa giustificare un genocidio.
Quella stessa mattina, un gruppo di rivoluzionari armati di medicinali, cibo e aiuti umanitari saliva su delle barche per attraversare il mare e rischiare la vita per il popolo palestinese. Era la Global Sumud Flotilla. Io quel coraggio non ce l’ho. L’unica arma che posso portare è una penna, un foglio e una chitarra, confidando nel grande potere della musica per unirci e farci resistere insieme e combattere l’indiferenza.
Ispirato ai grandi cantautori come De André, Guccini o Rino Gaetano, che cantavano agli ultimi e alle cause sociali, ho deciso di scrivere una canzone per accompagnare la resistenza dall’unico ruolo che posso ricoprire: quello del cantautore.Nella scrittura, la chiave è trovare l’angolatura del racconto, ma soprattutto la storia e il messaggio che vuoi far passare. Ed è lì che ho scoperto lui: un personaggio vero, che ha compiuto un gesto eroico e coraggioso, ma che era già immerso nell’oblio della memoria collettiva, come se non fosse mai esistito.
Ho capito subito che dovevo essere io a dargli voce e memoria, perché il suo gesto era, per me, pieno di significato.
Si tratta di Aaron Bushnell, un soldato delle forze aeree degli Stati Uniti — stato criminale e complice d’Israele — che, essendo dentro al sistema, ha compiuto il gesto di protesta più estremo che io conosca.E qui che ripenso agli spettacoli con Max Cimatti, dove curo la colonna sonora delle sue narrazioni storiche sui grandi rifiuti alle ingiustizie, e ho unito i punti. Max racconta di Muhammad Ali e di Rosa Parks, che hanno avuto il coraggio di disobbedire e pagarne le conseguenze: Cassius dicendo NO all’arruolamento per il Vietnam e Rosa dicendo NO ad alzarsi dal suo posto sul bus della segregazione razziale.Aaron non ha potuto dire quel NO prima di partire. La lettera di arruolamento è arrivata e lo ha costretto ad andare in guerra, a vedere con i propri occhi i crimini e i bambini morti. Ma quando è tornato, convinto di voler mettere fine a quelle atrocità, davanti all’ambasciata d’Israele a Washington, con il suo "costume" da soldato addosso e una tanica di benzina in mano, ha fatto partire la registrazione sul telefono, si è sparso la benzina, si è acceso e si è dato fuoco vivo, gridando straziatamente quello che oggi gridiamo forte noi:FREE PALESTINE

Qualche curiosità in più

La Milonga y los "payadores"

La canzone comincia così, nuda: una chitarra solitaria a ritmo di milonga che introduce i primi versi in spagnolo. Non è solo una scelta estetica, è un ritmo di richiamo ancestrale. Ho voluto omaggiare i "payadores", i cantastorie rioplatensi che usavano questo ritmo per narrare le cronache e le lotte del popolo. Ma c'è di più: la milonga è dela famiglia del tango ed entrambi, non nascono nei salotti borghesi, ma nei bassifondi e affondano le loro radici nella cultura delle migrazioni. È musica di frontiera, nata dal dolore e dalla resistenza degli ultimi

"mentre un ricordo mi assale, quello del monaco e jan"

Il gesto estremo di protesta di darsi fuoco non è nuovo. Quando nella canzone dico "mentre un ricordo mi assale, quello del monaco e Jan" sto facendo riferimento ad alcuni dei casi più presenti nella memoria collettiva (anche se questo gesto l'hanno sempre voluto nascondere).
è anche un modo per ricordare pure loro. il monaco è Thích Quảng Đức che compie il gesto estremo nel 63 a Vietnam per protestare contro il cattolicesimo ed è stato il primo caso documentato. Invece Jan è Jan Palach che diventa la torcia umana numero 1 a Praga nel 69 per protestare contro le oppressioni. C'è un filo rosso invisibile, terribile e potente che unisce loro con Aaron bushnell. Non è follia, è l'atto di protesta più estremo e straziante che la storia conosca: usare il proprio corpo come ultima, disperata torcia umana per svegliare le coscienze del mondo

Un singolo che sfida l'oblio dei media

Questa canzone è stata il primo singolo pubblicato dell'album, ancora prima di avere una pianificazione e trategia di pubblicazione, ancora prima di aver finito di registrare il disco. Il singolo è atterrato sulle piattaforme digitali il 25 febbraio 2025, esattamente nel giorno del primo anniversario della scomparsa di Aaron. Una data scelta per dare un colpo al muro costruito attorno dai mass media tradizionali. Quando Aaron si è sacrificato, l'apparato informativo ha provato in ogni modo a sminuire, archiviare o far passare sotto silenzio il suo gesto. Questa canzone è nata per rompere quel blackout e per non permettere che le sue ultime parole venissero sepolte dall'indifferenza: FREE PALESTINE

Nasce una collaborazione tra argentina e palestina

Anche se oggi il progetto grafico del Cantautore della Collina è firmato da Cata Jurozdicki, la prima copertina ufficiale uscita sulle piattaforme era un'opera di Zaid Ayasa. Zaid è un artista palestinese con cui ho avuto l'onore di collaborare e ha affiancato la canzone sin da subito.
il nostro incontro è stato magico e lo devo al busking. Ci siamo conosciuti sulle strade di Volterra nel 2019 mentre suonavo: abbiamo iniziato a jammare e a dialogare attraverso l'arte, senza barriere, facendo nascere senza saperlo la nostra collaborazione fraterna: i suoi colori e il suo significato potente hanno vestito il primo lancio del singolo.

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“chi ha guardato il cielo senza ali con quella voglia di volare, sente dire: "non siamo Animali", da chi non ossa a immaginare”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

Chi ha vissuto 17 anni
senza voglia di studiare
se ha fortuna arriverà alla scelta
su quale strada navigare
Il cammino sarà in salita
come una barca senza fiato
come una pianta ancora non fiorita
cresciuta all’ombra di un mandato
Senza una passione chiara
svanisce pure il desiderio
dirottando il sentimento
verso il buio di tiberio
Questa angoscia esistenziale
prima o poi dovrà finire
quando del tutto casuale
lei cambierà il suo avvenire
e tra il dare e l’avere
nel bilancio fa una sbarra
il futuro ragioniere
scopriva la chitarra
Chi ha trovato una passione chiara
ha le mura forti di un imperio
è passata finalmente
la tristeza di tiberio
para quién esta medio perdido
para quién no sabe que estudiar
para quien quiera darse por vencido
y no ha entendido que para volar hay que cantar
Para quién ha firmado su condena
para quién le han impuesto que estudiar
Para quien ya no cree en el sistema
y ha entendido que para volar, hay que cantar
chi ha guardato il cielo senza ali
con quella voglia di volare
sente dire “non siamo animali”
da chi non ossa a immaginare
chi a una cravatta si incatena
sentendo dentro del rumore
È Una musica che mena
Che li batteva dentro al cuore
Ribellione silenziosa
uno scopo, un sogno vero
e ora suona per strada
sopra il ponte di tiberio
para quién esta medio perdido
para quién no sabe que estudiar
para quien quiera darse por vencido
y no ha entendido que para volar hay que cantar
Para quién ha firmado su condena
para quién le han impuesto que estudiar
Para quien ya no cree en el sistema
y ha entendido que para volar, hay que cantar

TESTO tradotto

quien ha vivido 17 años sin ganas de estudiar
si tiene suerte llegarà a la decisiòn
de cual calle navegar
el camino va a ser en subida como un barco sin aliento
como una planta que aun no ha florecido
criada en la sombras de un mandato
sin una pasion clara se desvanece tambien el deseo
cambiando el rumbo del sentimiento hacia la oscuridad de Tiberio
esta angustia existencia, tarde o temprano tiene que terminar
cuando totalmente por casualidad, ella cambiarà lo que vendrà
y entre el dar y el haber tacha con una barra el balance
el futuro contador descubria la guitarra
quien ha encontrado una pasion bien clara tiene la muralla fuerte de un imperio
ha pasado finalmente la triteza de Tiberio
per chi anda un po’ perso
per chi non sa cosa studiare
per chi vuole arrendersi o abbandonare
e non ha ancora capito che per volare
bisogna cantare
per chi ha firmato la sua condanna
per chi li è stato imposto cosa studiare
per chi non crede più nel sistema
e ha capito che per volare biogna cantare
quien ha mirado el cielo sin tener alas
con esas ganas de volar
escucha decir: “no somos animales”
por quien ni se anima a imaginar
quien a una corbata se encadena
sintiendo dentro un fuerte ruido
es una musica que golpea
la que le latìa dentro al corazòn
Ribelion silenciosa
un objetivo, un sueño verdadero
y ahora toca por la calle
sobre el puente de Tiberio
per chi anda un po’ perso
per chi non sa cosa studiare
per chi vuole arrendersi o abbandonare
e non ha ancora capito che per volare
bisogna cantare
per chi ha firmato la sua condanna
per chi li è stato imposto cosa studiare
per chi non crede più nel sistema
e ha capito che per volare biogna cantare

Storia della canzone

"chi ha trovato una passiona chiara ha le mura forti di un imperio"

Tiberio è la storia di un ragazzo che a 17 anni non ha una passione chiara e non sa bene cosa studiare. Di conseguenza segue i mandati sociali, iscrivendosi all'università per diventare ragioniere, proprio come i suoi genitori. Nella sua famiglia la musica non si ascoltava granché e non c'erano musicisti, tranne un nonno che era stato cantante in un gruppo di Tango e suo padre che, quando era giovane, strimpellava la chitarra in un duo di Folklore. Ed è stata proprio quella vecchia chitarra dimenticata da suo padre che stava per cambiargli la vita.A scuola questo ragazzo aveva un amico che strimpellava anche lui, conosceva i primi accordi; ogni volta che prendeva lo strumento e cantava, attorno a lui si creava un cerchio di condivisione bellissimo. Questa cosa ha sempre affascinato il nostro personaggio, fino al giorno in cui decide di affrontare le sue paure e prendere in mano quella vecchia chitarra di famiglia. Si siede, se la mette sulle gambe, preme due note a caso e muove le corde. In quel preciso momento, all'improvviso, viene pervaso da una magia incredibile. Il fatto di creare un suono che lo facesse vibrare e sognare – e la consapevolezza che attraverso quel suono avrebbe potuto condividere e connettere emozioni con gli altri – ha fatto sì che la chitarra diventasse, in pochissimo tempo, quella passione che fino a un attimo prima non si era mai accesa.Una volta trovata la propria strada, tutto si schiarisce. Si intravede una minuscola luce in fondo al buio che sembra scintillare a ritmo. Quella luce diventa un'ossessione e quel ragazzo capisce presto che proprio lì stava nascendo il sogno che guiderà la sua vita da lì in poi: dedicarsi alla musica e scrivere canzoni per creare connessioni con gli altri.E Tiberio che c’entra?Beh, c’entra eccome! Ho scoperto che Tiberio è passato alla storia come l’imperatore più triste, schiacciato dal pensiero di non essere all’altezza di chi lo aveva preceduto, Augusto. Allora ho preso quella tristezza e l'ho trasformata nella metafora di chi non ha ancora trovato una passione, di chi si sente inadeguato o crede di non farcela.
Io vivo in provincia di Rimini ed è una città bellissima, molto attiva culturalmente e artisticamente, popolata da gente di grande cuore. Sono capitato qui per amore e per un sogno. Quello stesso sogno nato a 17 anni, con la chitarra addosso mentre suonavo le prime note in cameretta: fare della mia musica una professione e vivere facendo ciò che amo di più.
Spoiler, ci sono riuscito e per me è stata la svolta! Finalmente ho cominciato a credere in me stesso. Tutto questo è stato possibile grazie al busking, ovvero l’arte di strada. Avevo sperimentato il suonare per strada durante un viaggio nel 2016 in Europa e lì ho capito che era una strada reale. Ho incontrato tanti altri buskers che vivevano così. Vivevano suonando!
Allora quello che per me, in quel momento a Buenos Aires, sembrava impossibile, poteva diventare possibile. Ecco la luce che cresceva in fondo al tunnel.
Dopo quel 2016 di busking memorabile sono ritornato a Buenos Aires con questa speranza in testa, e proprio lì ho conosciuto l’amore della mia vita. Come un segno del destino, lei è italiana. Ci innamoriamo, adottiamo tre cani senza razza e, in un momento di cicli che si chiudevano – come vi racconto proprio nella storia del brano Il cantautore della collina –, le ho proposto di ritornare alla sua terra. Volevamo partire con i nostri tre cani, vivere in una casa su ruote e sostenerci suonando per strada.
Così è stato. Nel 2019 abbiamo fatto le valigie e siamo partiti. Abbiamo preso un camper e abbiamo vissuto e viaggiato così, fino al fatidico 2021, quando la pandemia mondiale ci ha bloccati in dieci metri quadri: due adulti e tre cani, senza più la possibilità di viaggiare.Il potere del canto
Tuttavia, c'è un insegnamento fondamentale che il busking mi ha lasciato impresso: il potere del canto.
Se vi dico che prima non cantavo, mi credete? Ebbene sì, io non cantavo affatto, facevo solo il chitarrista. E tanto meno scrivevo canzoni. È stato durante i giorni sulla strada che ho capito una cosa: puoi essere un bravissimo chitarrista, ma lo strumento più potente per connettersi istantaneamente con gli altri è, senza ombra di dubbio, la voce. La voce che diventa canto.Prima di suonare per strada non lo avevo ancora capito. a Svelarmelo sono stati i complimenti della gente per quei pochi ritornelli che osavo cantare (giusto per non annoiare i passanti con pezzi strumentali infiniti). Quando finivo e qualcuno si avvicinava, non era mai per farmi i complimenti per gli assoli o i viaggi cosmici sulla chitarra, ma per la voce e per il canto.Scritto a anni di distanza sembra quasi incredibile. Ma è stato un altro segno dell’universo che ci ha obbligati a fermarci e a mettere radici. Così siamo finiti in collina, e così è nato il progetto del Cantautore della collina.Ma torniamo alla storia di Tiberio che avevo lasciato in sospeso. Come vi dicevo, vivo vicino a Rimini, e appena arrivato in Italia, prima di iniziare il viaggio in camper, le mie prime esperienze di busking sono state proprio tra quelle strade. A Rimini, Tiberio e Augusto sono protagonisti assoluti. La città storica è attraversata da un corso bellissimo che unisce un arco monumentale a un ponticello antico, splendido, che quasi non si capisce come faccia a stare ancora in piedi dopo duemila anni. Come avrete immaginato, l’Arco monumentale e il corso che lo collega con il ponte, porta il nome di Augusto, mentre il ponte, molto più piccolo, è il Ponte di Tiberio.Questa è stata la vera scintilla per la canzone: decidere di stare dalla parte di chi costruisce ponti, di chi segue i sogni a prescindere e ci si mette sopra a suonare e a respirare libertà.Inutile dirvelo: il personaggio della canzone sono io e questa è la mia storia. La nascita di una passione, l'inseguimento di un sogno e la consapevolezza che abbiamo tutti uno strumento dentro che ci aiuta a liberarci: la voce, ma soprattutto, il canto.

Qualche curiosità in più

Un canto nato per essere collettivo

Ho sempre immaginato questa canzone come un grande canto liberatorio da fare insieme durante i live, per sperimentare la forza di una voce comune. È così che è nata la melodia iniziale: note semplici su un'armonia familiare, capace di far venire subito la voglia di cantare. Per guidare questo momento ho scelto uno strumento che amo alla follia: la fisarmonica. Suonata magicamente da Chiara Masia, l'amore della mia vita, la fisa tra le sue mani diventa una cosa sola con il canto del vento

L'eco dei grandi cantautori

Seguendo l'ispirazione che mi arriva dalla canzone d’autore italiana, ho scelto una struttura armonica classica, una successione di I, IV e V grado con alcune varianti. È una combinazione usata tantissimo da giganti cantautori che ispirano il mio percorso poetico, come Rino Gaetano, Francesco De Gregori o Francesco Guccini. Ho voluto mantenere gli accenti tutti in battere e la musica volutamente essenziale, senza complicazioni strutturali, per lasciare tutto lo spazio necessario alla storia e al testo, che diventa co-protagonista assoluto insieme alla melodia della fisarmonica.

Atmosfere circensi, un flauto magico e una fiorentina

Durante la produzione, io e Luca Partisani abbiamo discusso a lungo sulla direzione dei suoni. Di solito, quando penso a un arrangiamento, immagino come lo suonerebbe la band. Luca, invece, ha proposto una strada più stravagante che mi ha letteralmente stregato: inserire un immaginario quasi circense, un po' alla Sgt. Pepper's dei Beatles. Così ha sostituito il basso con una tuba, ha aggiunto qualche nota di pianoforte e ha strutturato un coro a sei voci nel ritornello.
La vera magia, però, è arrivata alla fine. Stavamo cercando un dettaglio finale scorrendo una libreria di suoni e, al preset numero 1500, è apparso un piccolo flauto strano con un giro campionato. Appena lo abbiamo inserito sotto la melodia, ci siamo guardati e ci è scoppiato in faccia il sorriso della vittoria. Una vittoria doppia, perché Tiberio è stata l'ultima canzone registrata per chiudere l'album. Per festeggiare la fine dei lavori in studio, ci siamo concessi una splendida bistecca alla fiorentina accompagnata da un tinto strepitoso. Questo brano porterà sempre con sé ricordi bellissimi.

Il viaggio a Milano e il senso della "gavetta"

Ho scritto questo brano appositamente per un concorso della fondazione Estro Musicale a Milano. Mi sono iscritto e mi sono presentato a Milano con la canzone ancora in versione acustica, chitarra e voce, insieme a El Vino. In quell'occasione ho registrato una live session al Cortile Studio, che anche se alla fine il concorso non l'ho vinto, ne è valsa la pena, con un filo di entusiasmo, ma la realtà è che da quella volta in poi non ho mai più fatto un concorso.
In quel viaggio ho sentito e vissuto sulla mia pelle tutta la fatica di quello che chiamano la gavetta di un artista emergente (un concetto che, ammetto, non amo particolarmente). Sono state più di dieci ore di viaggio tra andata e ritorno da Rimini in giornata, il tutto per suonare appena 15 minuti e tornare a casa senza una vittoria in mano. Eppure, è stata un'esperienza fondamentale: mi ha dimostrato ancora una volta che l'importante non è vincere o perdere, ma la capacità di andare avanti anche quando la strada si fa ripida.
"Il cammino sarà in salita come una barca senza fiato"

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“distancia, la sfida del emigrante...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

Jaula, de pensamientos enroscados
con barrotes de papel
que por el miedo se han mojado
liberando lo que era
que pa’ irse ha regresado
Sangre, que mi pueblo ha derramado
conquistando los derechos
que hoy parecen olvidados
condenados al hastío
de quien vive derrotado
Tierra, que tanto nos has dado
y en lugar de agradecerte
te seguimos reclamando
en tu abrazo con el cielo
el anhelo del pasado
Un asado de mi viejo
Unos tangos con mi Abuela
un fantasma en el espejo
y de mi hollejo, una secuela
una ronda con amigos
y una zapada en lo de oveja
Colpa di pensare al mio orticello
quando ho visto chi portava
la sua casa in un carrello
quando ho visto chi dormiva
per strada, su un mantello
Dolore, a cosa serve una canzone?
se mentre la cantiamo
c’è chi mangia da un bidone
se mentre noi cantiamo
c’è chi muore su un barcone
Distanza, la sfida del emigrante
Sospesa nell incontro
Al ritorno è colossale
L'eco amaro di un addio
ma il domani è entusiasmante
Un asado de mi viejo
Unos tangos con mi Abuela
un fantasma en el espejo
y de mi hollejo, una secuela
una ronda con amigos
una zapada en lo de oveja

TESTO tradotto

Gabbia, di pensieri contorti
con le barre di carta
che per la paura si sono bagnate
liberando quel che era
che per andarsene è ritornato
Sangue, che il mio popolo ha versato
conquistando i diritti
che oggi sembrano essere stati dimenticati
condannati al disgusto
di chi vive sconfitto
Terra, che tanto ci hai donato
e anzichè ringraziarti
ti continuiamo a reclamare
nel tuo abbraccio con il cielo
il desiderio del pasato
un asado di mio padre
qualche tango con mia nonna
un fantasma nello specchio
e del mio guscio, una continuazione
un cerchio con amici
e una Jam dal Pecora
Culpa de pensar en mi huertita
cuando vi quien llevaba
su casa en un changuito
cuando vi quien dormia
en la calle sobre una manta
Dolor, para que sirve una cancion
si mientras la cantamos
existe quien come de un tacho de basura
si mientras nosotros cantamos
existe quien muere en un gomòn
Distancia, el desafio de quien emigra
suspendida en el encuentro
al regreso es colosal
el eco amargo de un adiòs
pero el mañana es entusiasmante
un asado di mio padre
qualche tango con mia nonna
un fantasma nello specchio
e del mio guscio, una continuazione
un cerchio con amici
e una Jam dal Pecora

Storia della canzone

"chi ha trovato una passiona chiara ha le mura forti di un imperio"

Cosa ci fa il ritmo viscerale e polveroso di Santiago del Estero tra i silenzi e le curve delle colline del Montefeltro? È la prima domanda che mi sono fatto quando ho iniziato a dare forma a questo brano. La verità è che quando sei un migrante, la tua terra non resta indietro: viaggia con te, stipata in valigia, e riaffiora nei momenti più inaspettati.
Ed è proprio da lì che nasce questo pezzo: dalla mia terra natale, l’Argentina. Chi è argentino e vive all'estero sa quanto sia difficile tornare a trovare i propri cari. È complicato per diversi motivi, tra cui, non per ultimo, quello economico. Per questo motivo non tutti quelli che vivono fuori hanno la possibilità di vedere spesso la propria famiglia e riabbracciare gli amici. Nel mio caso, riesco a tornare ogni due o tre anni, e l’ultima volta è stata particolarmente difficile.
Forse perché avevo le "antenne" da cantautore allertate, ma ho sperimentato sensazioni che le volte precedenti non mi erano mai capitate. Ed è stato un mio grande amico a farmi riflettere, quando mi ha detto:
“Ritorni sempre per andartene.”
Ed era verissimo. Quello che fino a quel momento per me era pura gioia nel ritrovare tutti gli affetti, si è trasformato in qualcosa di più complesso. E qui mi apro completamente.
Sentivo un mischione di sentimenti pesanti, a partire dal senso di colpa: sentivo di averli abbandonati per seguire i miei sogni, senza pensare agli altri, e questo mi faceva sentire egoista. Vedevo crescere i figli dei miei amici, ed è proprio in loro, nei più piccoli, che vedi chiaramente il passare del tempo. In quel momento è sembrato tutto "troppo". Troppo il fatto di non essere più dentro la vita delle persone che avevano accompagnato i momenti più importanti della mia storia.
In qualche modo mi sentivo in colpa anche di poterli realizzare, quei sogni, perché so di essere un privilegiato. Non mi manca da mangiare e faccio un lavoro che amo, mentre Buenos Aires soffriva una delle peggiori crisi degli ultimi tempi. Lì la gente non solo si è dimenticata cosa ama di più fare nella vita, ma faceva (e fa ancora) fatica a portare il pane a tavola.
Quelle immagini che ho visto mi spezzavano il cuore, e ho dovuto descriverle nella canzone.
Il tempo è sempre troppo poco quando torni, anche se rimani tre mesi. Mi sono accorto che non è una questione di tempo, ma di intensità. L’amore per i miei cari rimasti in Argentina è così forte e bello che, quando sei là, senti che il tempo non sia mai passato (sempre che tu non guardi i più piccoli), ma allo stesso tempo il pianto dell'addio è garantito con ognuno di loro. Un pianto pieno di tutto questo.
Ma allora, perché non ritorni là? Perché la mia vita oggi è qui in Italia, con il mio amore, la famiglia che scelgo di costruire nel posto che mi ha permesso di realizzare i miei sogni: quello di vivere suonando e quello di vivere a contatto con la natura. Per questo per me il futuro è sempre entusiasmante, e cerco di fare pace con me stesso accettando la sofferenza inevitabile che arriva dopo la gioia profonda di esserti incontrato con la tua famiglia e gli amici di una vita.
Chacarera del regreso è nata così, da un cortocircuito geografico ed emotivo. Volevo raccontare il senso di un ritorno che arriva, in fondo, solo per ritornare ancora. Quando la casa e il posto che scegli con entusiasmo per costruire il tuo futuro sono lontani da quello che ti ha visto crescere, ogni ritorno si trasforma inevitabilmente in una nuova partenza.
Per farlo, non potevo usare un genere qualunque: avevo bisogno della chacarera, il ritmo che per eccellenza batte come il cuore della terra argentina. Ma vivendo qui, circondato da un'altra bellezza e da altre complessità, quel ritmo ha assorbito una nuova urgenza. È diventato un manifesto bilingue, l'unico modo che ho trovato per unire i miei due mondi e per gridare una realtà che non possiamo più far finta di non vedere.

Qualche curiosità in più

Una questione di famiglia

Questo brano ha un'anima profondamente intima per me, perché vede la partecipazione speciale di mia sorella, Pau Navello. Non si è limitata a suonare, ma ha curato interamente l'arrangiamento del pianoforte folk. Sentire le sue mani sui tasti, capaci di dialogare con le nostre radici mentre registravamo in studio da Luca Partisani, ha dato alla canzone quel calore di "casa" che nessun musicista esterno avrebbe mai potuto replicare

Chirurgia culturale: la tradizione si fa bilingue

La chacarera è uno dei pilastri sacri del folklore argentino, tradizionalmente legata a testi in spagnolo che parlano di terra, amore e nostalgia. Con questo brano ho voluto fare un esperimento quasi "chirurgico": mantenere intatta la struttura ritmica sincopata originaria, ma scriverla e cantarla usando una doppia lingua. Il bilinguismo fluido non è un esercizio di stile, è lo specchio esatto di come pensa, soffre e ama chi vive a metà tra due continenti

Il bombo leguero

È il vero protagonista della chacarera. Si tratta di un tamburo lasciato in eredità dalle popolazioni africane arrivate come schiave in un'Argentina del 1500 sottomessa all’impero spagnolo. Gli africani usavano le percussioni per comunicare tra loro, e da quel bisogno profondo nasce il bombo leguero. È un tamburo che ha un colpo grave, grosso e profondo, con delle frequenze alte date dal legno caldo del quebracho blanco santiagueño. Nasce proprio lì, a Santiago del Estero, ed è il padrone assoluto della chacarera e dei ritmi folkloristici.
Ma cosa vuol dire leguero? Viene da legua (lega, in italiano), un'unità di misura che indicava la distanza che una persona riusciva a percorrere a piedi in un'ora. Ovviamente variava in base alla persona e al territorio, ma di media andava dai 4 ai 7 chilometri. Il bombo leguero si chiama così perché il suo suono è talmente potente che si sente a una legua di distanza.

Las peñas e la chacarera

La chacarera è un genere tradizionale che ha una struttura rigidissima, perché la musica nasce prima di tutto per accompagnare la danza. La parola stessa viene da chacra, che significa fattoria, ed era il genere prediletto per i balli in ogni incontro rurale. Per questo motivo la struttura va rispettata al millimetro: deve essere ballata, e qui musica e passi diventano indivisibili. Ho fatto un video su youtube dove vado al dettaglio di questo meraviglioso genere
Quella stessa situazione che ha dato origine al genere – cioè la voglia di incontrarsi, suonare, ballare, mangiare e bere – si è trasformata negli anni, con l’avvento di altri stili folkloristici, in quella che oggi chiamiamo PEÑA. Ancora oggi, le peñas sono il posto prediletto in assoluto per vivere il folklore argentino in qualsiasi parte del mondo.

La nascita della melodia

Una vera curiosità è che questa melodia, che oggi custodisce un testo così sentito, emotivo e militante, è nata in realtà da un gioco. Quando sono in Italia compongo armonie, giri di chitarra e melodie praticamente ogni giorno, ma per i testi ci metto più tempo: l'idea deve maturare e devo entrare in perfetta sintonia con l'emozione prima di scrivere.
Questo specifico giro armonico di chacarera lo avevo in testa già prima di arrivare a Buenos Aires. Durante il viaggio, un giorno stavo aspettando mia sorella per uscire (e lei, come al solito, ci metteva una vita!). Per ingannare il tempo ho preso la chitarra e ho iniziato a suonare quel giro. Di colpo mi è venuta in mente la melodia e ho cominciato a improvvisare testi a caso, presi dal momento, solo per dirle di sbrigarsi. Da lì in poi, quel giro mi ha accompagnato per tutto il viaggio: ogni volta che volevo divertirmi prendevo la chitarra e improvvisavo rime per dire quello che mi passava per la testa, anziché dirlo a parole. Una dimostrazione che una canzone può nascere davvero ovunque

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“levanta el pie y deja una huella, lo que el viento le susurrò...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

Centella
La que un anciano le encendió
levanta el pie y deja una huella
lo que el viento le susurro
La edad
La edad se mide en experiencia
se mide en el tiempo vivido
y en lo que hemos aprendido
Como quisiera añejar en roble
y devenir en el terciopelo
que deja el vino cuando roza tus labios
quisiera ser quien te mueve el suelo
Vorrei anch’io invecchiare in rovere,
per diventare la carezza di velluto
che ha sfiorato le tue labbra,
come il vino che hai bevuto
Le rughe
Per il mercato una sconfitta
ma sono il segno che han lasciato
gli appuntamenti con la vita
Farfalla
dentro il mio petto che scrollava
adesso siamo nel futuro
di un ieri che mi tormentava
Vorrei anch’io invecchiare in rovere,
per diventare la carezza di velluto
che ha sfiorato le tue labbra,
come il vino che hai bevuto
Como quisiera añejar en roble
y devenir en el terciopelo
que deja el vino cuando roza tus labios
quisiera ser quien te mueve el suelo

TESTO tradotto

Scintilla
quella che un anziano le ha accesso
alza il piede e lascia un’impronta
quel che il vento le sussurrò
L’età
L’età si misura nella esperienza
si misura nel tempo vissuto
e in quello che abbiamo imparato
Come vorrei invecchiare in rovere
e diventare il velluto
che lascia il vino quando sfiora le tue labbra
vorrei essere chi ti muove il suolo
Quisiera yo tambièn envejecer en roble
para convertirme en la caricia de terciopelo
que ha rozado tus labios
como el vino que has tomado
Las Arrugas
para el mercado, una derrota
pero son la marca que han dejado
los encuentros con la vida
Mariposa
Dentro mi pecho revoloteaba
ahora estamos en el futuro
de un ayer que me atormentaba
Quisiera yo tambièn envejecer en roble
para convertirme en la caricia de terciopelo
que ha rozado tus labios
como el vino que has tomado
Come vorrei invecchiare in rovere
e diventare il velluto
che lascia il vino quando sfiore le tue labbra
vorrei essere chi ti muove il suolo

Storia della canzone

"le rughe per il mercato una sconfitta ma sono il segno che han lasciato gli appuntamenti con la vita"

Ci sono canzoni che nascono da un'urgenza immediata e altre che hanno bisogno di tempo per decantare, proprio come le cose più preziose che la terra ci regala. El Vino appartiene a questa seconda categoria. Per molto tempo ho avuto una melodia che mi girava in testa, un loop continuo che cercava disperatamente le sue parole. Ricordo ancora il momento esatto in cui tutto si è sbloccato: ero in macchina, guidando tra le curve delle nostre colline, con il sole che tramontava e improvvisamente quel flusso musicale ha trovato la sua via d'uscita. Le parole del ritornello hanno iniziato a scorrere da sole, incastrandosi perfettamente nel ritmo:"Como quisiera añejar en roble y devenir en el terciopelo..."
L'ispirazione profonda di questo brano, però, ha una data e un luogo ben precisi. È nata durante un concerto speciale che ho tenuto per un'associazione di sommelier, grazie al mio grande amico ed enologo Flavio Zaccherini. Quella sera Flavio mi ha aperto un mondo che fino ad allora avevo solo sfiorato. Oltre a suonare, ho avuto il privilegio di assaggiare dei vini straordinari, guidato dai suoi racconti. Ricordo un momento esatto in cui il mio palato è letteralmente esploso: è stata come una bomba vellutata dentro la bocca. Ma la vera magia è avvenuta nella mente: ascoltando Flavio descrivere la storia di quel vino, potevo quasi sentire la terra sotto la lingua, il sole che aveva baciato quell'uva, la fatica e la cura delle mani che l'avevano raccolta.
Lì ho capito che il vino e la musica condividono lo stesso identico origine: sono entrambi figli del tempo e della natura.
Questo brano non racconta una storia, vuole farvi sentire un'emozione. È una riflessione aperta sul passare degli anni, sul lasciare un’impronta e sugli appuntamenti con la vita. Viviamo in una società ossessionata dall'eterna giovinezza e dalla velocità, dove il mercato ci impone di considerare le rughe come una sconfitta. Io ho voluto capovolgere questa visione: le rughe non sono fallimenti estetici, sono i segni bellissimi che lasciano gli appuntamenti con la vita. Sono i chilometri percorsi, gli abbracci dati, i dolori superati. Vorrei invecchiare così, come il vino buono: riposando nel rovere, assorbendo il legno e il tempo, per trasformare l'asprezza della gioventù nella carezza di velluto che oggi cerco di dare con la mia musica.
Se impariamo ad ascoltare la natura, capiamo che ogni fase ha il suo tempo che non aspetta nessuno.
Alzo il calice e brindo alla vita!

Qualche curiosità in più

Il battito della Zamba

Per cullare queste parole non potevo usare un ritmo frenetico. Ho scelto la zamba, uno dei generi più eleganti e nostalgici del folklore argentino. A differenza della chacarera, la zamba ha un andamento lento, cerimoniale, quasi fluttuante. Tradizionalmente è la danza del corteggiamento, dove i ballerini usano un fazzoletto bianco per parlarsi senza toccarsi, solo attraverso gli sguardi. Questo ritmo dilatato era l'unico spazio musicale possibile per permettere al testo di respirare e all'ascoltatore di perdersi nell'emozione “che ha sfiorato le tue labbra”

Cori angelicali: il tocco di Pau

Se la mia voce in questo brano rappresenta la terra, il legno e la densità del vino, avevamo bisogno di un elemento che portasse luce e aria. Quel ruolo è stato affidato ai cori angelicali di mia sorella, Pau Navello. Le sue sfumature vocali creano un contrasto etereo con il calore profondo del brano, trasformando il finale in una sorta di preghiera laica dedicata al tempo che passa e all’amore.

Il colore del tempo: la copertina di Cata

L'identità visiva del brano è racchiusa nell'opera creata dalla pittrice argentina Cata Jurozdicki per la copertina del singolo. Ricordo che è stato il primo dipinto che ha fatto e appena me l’ha fatto vedere sono caduto dall’emozione, lei aveva capito il più profondo della mia anima e ha dipinto un paesaggio che vedo tutti i giorni senza conoscerlo. Le ho chiesto di dipingere l'essenza della canzone e lei ha catturato perfettamente quell'atmosfera calda e malinconica usando i toni del tramonto. Quei colori non rappresentano solo la fine della giornata, ma sono le sfumature cromatiche esatte di un vino rosso d'annata che ha riposato a lungo, pronto per raccontare la sua storia a chi saprà ascoltarlo.

Una pubblicazione particolare

Questa canzone la ritengo così bella che è stato il secondo singolo che ho pubblicato e per farlo ho scelto una data non a caso. Il 7 novembre che è la giornata mondiale del Merlot e sono andato da Flavio a festeggiarlo che mi ha aperto un Merlot dl 2005 pieno di morbidezza e setosità proprio caratteristico di questo vitigno migrante (uno dei più prodotti al mondo). Come dice lui “il vino è verità e narrativa” ed io ci ho provato a portare questa frase in una canzone

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“un tempo dio era donna e si chiamava natura...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

In un pugno di sabbia ogni granello è diverso
quanto è minuscola la storia che scriviamo
nel libro dell’universo
e mentre penso il vento fa danzare gli ombrelloni
l'infrangere delle onde intonano antiche canzoni
come vorrei, il tempo fermasse questo istante
La Sardegna, il tramonto e te
Agonizaba el sol y vos de naranja
Etéreo resplandor del cuarzo en tu piel
Evocarè una gaviota a contraviento
cuando sienta no haya nada por hacer
Evocarè una gaviota a contraviento
cuando sienta no haya nada por hacer
Un tempo Dio era donna e si chiamava Natura
ci lamentiamo quando mostra la sua Furia
e la imbottiamo di spazzatura
Profumo delle alghe dopo 3 giorni di pioggia
riflesso delle anime sospese nella roccia
il quarzo in te, diventa il sospiro della terra
il sollievo è nelle cose piccole
Agonizaba el sol y vos de naranja
Etéreo resplandor del cuarzo en tu piel
Evocarè una gaviota a contraviento
cuando sienta no haya nada por hacer
Evocarè una gaviota a contraviento
cuando sienta no haya nada por hacer

TESTO tradotto

en un puñado de arena, cada granito es distinto
cuanto es minuscula la historia que escribimos en el libro del universo
y mientras pienso, el viento hace bailar a las sombrillas
el romper de las olas entonan antiguas canciones
como quisiera que el tiempo se detuviera en este instante
la Sardegna, el atardecer y vos
In fine vita il sole e te dipinta di arancione
etereo splendore del quarzo sulla tua pelle
evocherò un gabbiano volando a controvento
quando senta che non c’è più niente da fare
evocherò un gabbiano volando a controvento
quando senta che non c’è più niente da fare
un tiempo Dios era mujer y se llamaba naturaleza
nos lamentamos cuando nos muestra toda su furia
mientras la rellenamos de basura
perfume de las algas despuès de 3 dìas de lluvia
reflejo de las almas suspendidas en las rocas
el cuarzo en ti se transforma en el suspiro de la tierra
el alivio risiede en las pequeñas cosas
In fine vita il sole e te dipinta di arancione
etereo splendore del quarzo sulla tua pelle
evocherò un gabbiano volando a controvento
quando senta che non c’è più niente da fare
evocherò un gabbiano volando a controvento
quando senta che non c’è più niente da fare

Storia della canzone

"etereo resplandor del quarzo en tu piel"

Esistono luoghi che non sono semplicemente punti su una mappa, ma veri e propri acceleratori del destino. Per me, la Sardegna è esattamente questo: il luogo in cui due linee temporali e due amori immensi si sono incontrati, cambiando per sempre il corso della mia vita.
Il mio legame con quest'isola nasce da lontano, nel 2010, durante un viaggio con la mia famiglia. Fu la prima volta in cui, guardando quel mare e toccando quelle rocce ancestrali, mi concessi un pensiero che allora sembrava un sogno remoto: "Quanto è bella l'Italia... mi sento come un pesce nell'acqua, un giorno potrei vivere qui". Rimasi folgorato dalla storia dell'isola, dai suoi nuraghi e dal concetto di una civiltà antica, migrante e profondamente matriarcale. Mi si aprirono gli occhi: se la storia umana è un cerchio in cui l'inizio e la fine prima o poi si toccano, allora il ritorno a una sensibilità matriarcale è inevitabile, e l'umanità non potrà che ringraziare. Perché, in fondo, “un tempo Dio era donna e si chiamava Natura”.
Mentre questo amore sardo riposava dentro di me, a migliaia di chilometri di distanza, a Buenos Aires, prendeva forma l'altro grande amore della mia vita. Lei è italiana, nata a San Marino, di madre argentina, pelle olivastra e un cognome che ironicamente gridava già "Sardegna". Era emigrata in Argentina per ritrovare la parte della sua famiglia che aveva emigrato lì dopo la guerra.Prima di essere fidanzati, siamo stati coinquilini e amici. Suonava la fisarmonica e dividevamo lo stesso tetto, finché non ci siamo resi conto che l'amore che cercavamo altrove era sempre stato lì, seduto di fronte a noi. Ci siamo innamorati perdutamente, con quella strana certezza di conoscersi da tutta la vita, pronti a percorrere insieme la strada che ci restava.Nel 2018, questi due binari paralleli si sono incrociati per la prima volta. Decidiamo di fare un viaggio in macchina partendo da Buenos Aires per venire in Europa: direzione Barcellona per il festival Rototom, e poi dritti sul traghetto verso la Sardegna. Volevo portarla in quello che diventerebbe nel nostro posto del cuore, una spiaggia speciale vicino a Oristano, dove la sabbia è fatta di chicchi di quarzo bianco: Is Arutas. Fu proprio lì, avvolti dalla bellezza mozzafiato dell'isola, che prendemmo la decisione che cambiò tutto: ci saremmo sposati e saremmo venuti a vivere in Italia, viaggiando e suonando a bordo di un camper. Quel giorno il nostro destino è stato riscritto.La canzone, però, è rimasta in incubazione fino al tardo agosto del 2024. Siamo tornati a Oristano per una fuga di tre giorni. Atterrati ad Alghero, siamo corsi subito a Is Arutas, ma il meteo sembrava remare contro: pioggia il primo giorno, pioggia il secondo. Poi, l'ultimo pomeriggio prima di ripartire, la natura ci ha fatto un regalo magico. Il vento e le correnti avevano accumulato le alghe sul bagnasciuga, liberando un profumo intenso, antico. Il cielo si è tinto di un arancione caldissimo mentre il sole tramontava dietro le rocce.Eravamo lì, dopo aver mangiato del pesce e con una Ichnusa freddissima tra le mani. Mia moglie, ancora bagnata, leggeva un libro con qualche chicco di quarzo che le brillava sulla pelle. Ho preso il taccuino e la penna — i miei immancabili compagni di viaggio — e le parole hanno iniziato a scriversi da sole nel silenzio di quell'istante perfetto:"Come vorrei il tempo fermasse questo istante: la Sardegna, il tramonto e te".

Qualche curiosità in più

Il testo che ha guidato la musica

Per la prima volta nella mia vita da cantautore, il processo creativo si è completamente ribaltato. Di solito è la melodia a suggerirmi le parole, ma l'urgenza emotiva vissuta su quella spiaggia era così nitida che il testo è nato di getto, come una poesia o una pagina di diario. La musica è arrivata dopo, mettendosi al servizio delle immagini che avevo fissato sulla carta.

Una Zamba con chitarre "alla uruguaiana"

Dal punto di vista ritmico, il brano poggia sulle fondamenta della zamba, pilastro del folklore argentino. Tuttavia, per l'arrangiamento delle corde abbiamo cercato una contaminazione diversa, guardando alla sponda uruguaiana. Abbiamo registrato tre chitarre classiche armonizzate tra loro, una tecnica tipica di quella tradizione che condivide la stessa radice rioplatense, donando al brano un calore intimo, orchestrale e nostalgico al tempo stesso.

Quel 3% di Sardegna nel sangue

A volte la vita si diverte a lasciarci indizi prima ancora che possiamo capirli. Tempo dopo aver conosciuto la Sardegna e aver sposato una donna con un cognome sardo, alla ricerca delle mie radici, ho fatto un test del DNA etnico. Il risultato mi ha lasciato a bocca aperta: nelle mie vene scorre un 3% di sangue sardo. Non so come sia possibile, ma evidentemente quel senso di appartenenza che avevo provato da sempre non era un'illusione: era la mia biologia che riconosceva casa

Un arrangiamento cinematografico e immersivo

Volevamo che l'ascoltatore non si limitasse ad ascoltare la canzone, ma venisse catapultato fisicamente su quella spiaggia con noi. Per questo, l'arrangiamento si apre con un soundscape reale: il rumore del mare sardo, il soffio del vento e il brusio lontano dei passanti. Nel ritornello, invece, per dare sfogo all'immensità dell'emozione, interviene un arrangiamento orchestrale che eleva la dinamica, ricreando visivamente la vastità del panorama

La "Gaviota" e il potere dei dettagli

Questo brano mi ha ricordato perché scrivo canzoni: scrivere mi ha salvato dalla voragine della velocità moderna, dalla superficialità dei tempi in cui tutto scorre troppo in fretta. Mi ha insegnato a fermarmi e a guardare i dettagli. In Sardegna ci sono colori, odori precisi e istantanee reali, come quella di una gaviota (un gabbiano) che era davvero lì davanti a noi in quel tardo agosto, mentre lottava con tutte le sue forze contro il vento contrario, senza arrendersi mai. Un fotogramma che è diventato metafora di tutto il nostro viaggio

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“lo que creia era amor hasta el momento, era ficciòn, con solo verte caminar lo habia entendido...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

Era invierno del 53
cuando te vi llegar
una chispa y en el cuerpo
esa electricidad
lo que creía era amor
hasta el momento, era ficción
con solo verte caminar
lo había entendido
cuando llegaba el ascensor
deseaba siempre fueras vos
para poder disimular
algún encuentro
sin esa audacia del galán
se hace dificil chamuyar
finjo un encuentro que es casual
para animarme
amanecer de la esperanza
cuando al pasar me comentas
que con tu novio un tal Coco
vos te estabas por dejar
y en la milonga de pugliese
cuando fuiste a bailar
yo quería confesarte
que me estaba por casar
Un pusilánime con miedo
no quiero ser tu Bovarì
no tengo afàn de lastimarte
y me besaste en Tacuarí
cargando el peso de la culpa
a pocos días del altar
tomo coraje y te lo cuento
y me mandaste a mudar
No queres ser una Mabel
que anda a escondidas con Miguel
y que de ser siempre la otra
ya esta arta
te mereces algo mejor,
solo una hija pido a Dios
para llamarla como vos
y tener mi Marta
53 años después
viviendo en la dificultad
tengo problemas de salud
no se me entiende al hablar
le pido a Dios una señal
si estoy llegando al final
en eso suena el celular
la escucho, es Marta
Por un folleto me ubicò
los dos con una vida atrás
y en el encuentro no alcanzaron
5 horas para hablar
le pedi solo ser amigos
ir al teatro, ir a pasear
y con su sí me ha regalado
una última oportunidad
algo bueno habré hecho
para ahora cosechar
el sueño de una vida entera
que llega a poco del final
y no me importa si me ha amado
en la misma cantidad
yo me arrepiento del pasado
y ahora me voy sin decir CHAU
CHAUCHAU MARTA

TESTO tradotto

Era inverno del ‘53 quando ti ho visto arrivare. Una scintilla e dentro il corpo, quella elettricità.Quel che creia era amore fino a quel momento, era finzione, con solo vederti camminare lo avevo capito.Quando arrivava l’ascensore desiderava sempre fossi tu per poter simulare qualche aleatorio incontro.Senza quella audazia tipica del
galant’uomo diventa difficile corteggiare, fingo il nostro incontro come casuale per prendere il coraggio
Alba di speranza quando al paso mi commenti che con il tuo ragazzo, un tale Coco, te ti stavi
per lasciare e nella “milonga” di Pugliese, quando sei andata a ballare, io volevo confessarte: che mi stavo per sposare
Un pusillanime con paura, non voglio essere il tuo Bovarì, non ho intenzioni di lastimarti e mi hai bacciato in “Tacuarì”Caricando il peso della colpa e a pochi giorni dell’altare, prendo il coraggio e te lo confesso e mi
hai mandato a quel paese.
Non vuoi essere una Mabel che anda di nascosto con Miguel e che di essere sempre l’altra non ne può più.Ti meriti qualcuno di meglio, io solo una figlia chiedo a dio per poter chiamarla come te e avere la mia Marta53 anni dopo, vivendo nella difficoltà, ho problemi di salute e non mi si capisce nel parlareLi chiedo a Dio un segnale se sta arrivando la mia fine, quando all’improvviso suona il mio cellulare, lo prendo, la sento, è MartaPer un volantino mi trovò, entrambi con una vita dietro e nell’incontro non sono bastati 5 ore per parlare.Le ho chiesto solo di essere amici, di andare al teatro e a passeggiare, e con il suo si mi ha regalato, un’ultima opportunità.Qualcosa di buono avrò fatto per adesso raccogliere il sogno di una vita intera che arriva a poco della finee non m’importa se mi ha amato in uguale quantità a quanto l’ho amata io che me ne pento del passato e adesso me ne vado senza dire ADDIO: ADDIO, ADDIO MARTA

storia della canzone

"te mereces algo mejor, solo una hija pido a dios para llamarla como vos y tener mi marta"

Ci sono storie d'amore che non seguono le linee rette dei manuali, ma si muovono come i passi complessi di un tango: improvvisati, passionali, a volte dolorosi, ma inevitabili. Questa è la storia vera di mia nonna, Marta. La storia di un amore diviso a metà dove il protagonista non è il mio nonno.Per raccontarla, ho chiamato a mia nonna che me l’ha raccontato a voce e io mi segnavo tutti i dettagli. Per farlo, ho dovuto compiere un viaggio nel tempo e nello spazio, tornando all'inverno del 1953 in una Buenos Aires fredda e fumosa. Ho scelto di prestare la mia voce a lui, il protagonista maschile, per guardare mia nonna con i suoi occhi. Tutto inizia tra i silenzi di un ascensore, con l'elettricità di uno sguardo e l'audacia trattenuta di chi non vuole svelarsi troppo. Lei aveva un fidanzato con cui le cose non andavano bene; lui, dietro la maschera del galante, nascondeva un segreto pesante: era a un passo dall'altare con un'altra donna.Il mondo crolla in una sera qualunque, in via Tacuarí. È lì che mia nonna prende l'iniziativa e lo bacia. In quel bacio c'è la promessa di un futuro possibile, ma anche il momento della verità. Quando lui confessa la sua situazione e le propone di scommettere insieme sul loro futuro se lei lo avesse aiutato, ma, l'orgoglio e la dignità di Marta illuminano la notte. Mia nonna non è mai stata una donna disposta a vivere nell'ombra, a essere la seconda di nessuno o a interpretare il ruolo dell'amante clandestina. Con la forza di chi si rispetta troppo, lo manda a quel paese e chiude la porta. Lui li dice soltanto una cosa: “se avrò una figlia la chiamerò Marta, per averti al mio fianco in qualche modo”.Le loro strade si separano, apparentemente per sempre. Lei sposa il mio nonno e fa la sua famiglia, Lui sposa l'altra donna, ma nel cuore custodisce quella promessa: avere una figlia da poter chiamare Marta, per non dimenticare mai quel nome. Così è stato e sua figlia si chiama Marta per mia nonna.
Passano cinquantatré anni. Una vita intera è trascorsa. Entrambi sono ormai vedovi, il tempo ha logorato i corpi e la salute di lui è fragile, tanto da togliergli quasi la parola. Eppure, il destino aveva lasciato un conto aperto. Mia nonna, un giorno, trova il suo nome su un volantino dei pensionati. Un giorno, lui sente il telefono squillare: è lei.
Il loro incontro dopo più di mezzo secolo dura cinque ore, che sembrano un soffio. Lui non le chiede nulla, se non la grazia di essere amici, di passeggiare, di andare a teatro, di farsi compagnia nel tratto di strada che rimane. Per lui, quel "sì" è il sogno di una vita intera che si compie a un passo dal traguardo. Ma il finale di questa storia ha la stessa fierezza del loro inizio. Quando la salute di lui peggiora drasticamente, il suo orgoglio di uomo non gli permette di mostrarsi fragile e indifeso agli occhi della donna che ha amato per più di cinquant'anni. Scompare in silenzio, senza salutarla.Ed è qui che intervengo io. Questa canzone è il riscatto di quell'addio mai pronunciato. È il bacio finale che quell'uomo non ha potuto dare a mia nonna. È il suo ultimo, eterno, "Chau, Marta".

qualche curiosità in più

Il film che è diventato una canzone

Mia nonna aveva un sogno nel cassetto: ripeteva sempre che la sua storia d'amore clandestina e mancata degli anni '50 avrebbe meritato di essere raccontata in un film. Io non sono un regista cinematografico, non ho macchine da presa o sceneggiature, ma ho la mia chitarra e le mie parole. Questo brano è il mio modo di esaudire il suo desiderio, trasformando i suoi ricordi in una canzone di cinema da ascoltare a occhi chiusi

L'eccezione acustica e linguistica del disco

All'interno dell'album, Marta rappresenta un'isola a sé stante. È l'unica traccia del disco scritta e cantata interamente in spagnolo, senza contaminazioni con l'italiano. Sentivo che per rispettare la verità storica e geografica di questa vicenda non potevo usare altra lingua se non la stessa in cui quei due amanti si erano parlati, cercati e mandati a quel paese tra le strade di Buenos Aires

Il bandoneón di Lisandro Rajal, la voce delle strade di Buenos Aires

Se la chitarra sorregge la struttura armonica, è il bandoneón a dare a questa canzone il suo grido struggente e malinconico. A suonarlo è Lisandro Rajal, un musicista straordinario che, proprio come me, condivide l'anima e l'esperienza dell'essere un busker, un artista di strada. Il suo strumento non si limita ad accompagnare, ma piange, sospira e dialoga con la voce, portando dentro la registrazione tutta la polvere e la verità dei marciapiedi di Buenos Aires

Un Tango che profuma di Folk

Dal punto di vista dell'identità di genere, il brano gioca costantemente sul filo del rasoio tra la tradizione del tango e le calde atmosfere del folk d'autore. Il tango non è solo un genere musicale, è un'attitudine drammatica, un modo di raccontare la fatalità e la nostalgia. Inserendo queste influenze folk, la canzone si spoglia della rigidità classica del genere rioplatense per diventare più intima, acustica e accessibile, una ballata senza tempo che unisce le mie due anime musicali

Il Fileteado Porteño e la lacrima di una madre

L'omaggio alla cultura di Buenos Aires si completa nella componente visiva. La copertina del singolo, curata da Cata Jurozdicki, è realizzata seguendo lo stile del Fileteado Porteño, l'arte pittorica tradizionale tanguera fatta di linee sinuose, colori vivi e scritte gotiche, tipica degli antichi autobus e dei caffè di Buenos Aires. Quando ho fatto ascoltare il brano finito a mia madre, lei è scoppiata in lacrime. Per lei è stato uno shock emotivo immenso vedere la storia segreta di sua madre — un amore vissuto prima ancora che lei nascesse e con un uomo che non era suo padre — trasformata in un'opera d'arte così commovente e fiera

credits

MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“il mondo sta girando a destra, è una giostra che non si vuol fermar...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

La ignorancia de los Cultos
es el castigo de las masas
que del voto hace un indulto
a quien ha olvidado el nunca más
Yo no olvido ni perdono
al egoísta y al traidor
que cegado por el odio
reivindica al dictador
y aunque lejos yo me encuentre
y el cordón quiera cortar
sigo atado a ese vientre
que me hizo palpitar
Il mondo sta girando a destra
è una giostra che non si vuol fermar
tutti stonati in questa orchestra
che suona al ritmo del capital
Son las madres, las abuelas
las que nunca hay que olvidar
y aunque el terror aún resuena
pa’ delante hay que mirar
Creen que nos han enterrado
pero vamos a brotar
somos semillas del pasado
que con la lucha hay que regar
Il mondo sta girando a destra
è una giostra che non si vuol fermar
tutti stonati in questa orchestra
che suona al ritmo del capital

TESTO tradotto

l’ignoranza dei colti è la punizione del popolo che col voto concede il perdono a chi ha dimenticato il MAI PIùio non dimentico e tanto meno perdono al egoista e traditore
che, accecato dall'odio, difende un dittatore
e anche se io mi trovo lontano
e il cordone vorrei tagliare
continuo legato a quel ventre
che mi ha fatto pulsare
el mundo esta virando a la derecha
es una calesita que no quiere parar
todos desafinados en esta orquesta que toca al ritmo del capital
sono le “madres” e le “abuelas” quelle chi non dobbiamo dimenticare mai e anche se il terrore ancora risuona, bisogna guardare avanticredono che ci hanno soterrato
ma continueremo a germogliare
siamo i semi del passato che con la lotta dobbiamo innafiare
el mundo esta virando a la derecha
es una calesita que no quiere parar
todos desafinados en esta orquesta que toca al ritmo del capital

storia della canzone

"son las madres, las abuelas, las que nunca hay que olvidar y aunque el dolor aun resuena, pa'delante hay que mirar"

Ci sono linee rosse che una società non dovrebbe mai permettersi di superare, confini invisibili tracciati dal dolore e dalla storia che garantiscono la tenuta democratica di un popolo. Per l’Argentina, quella linea rossa si chiama Nunca Más: il patto collettivo che, dopo gli orrori della dittatura militare, ha sancito il rifiuto totale del terrorismo di Stato e la difesa incrollabile dei diritti umani.Quando il candidato alla massima carica politica del Paese ha iniziato ad attaccare pubblicamente le Madres de Plaza de Mayo, a ridimensionare le atrocità del passato e a negare la cifra dei 30.000 desaparecidos, in me è scattata una scintilla incontenibile. Non era più una questione di fazioni politiche, di inflazione o di ricette economiche; era un attacco diretto alla memoria e alla dignità umana. Non ce la facevo a vedere come andava a insediarsi uno che oltre a questo, si promuoveva con una motosega urlando con violenza per tagliare le spese pubbliche. Infatti, questa canzone nasce in quel preciso momento quando la democrazia ha smesso di funzionare.Da questa rabbia e da questo senso di sofferenza collettiva è nata La ignorancia de los cultos. Ma questo brano non punta il dito contro le fasce più povere della popolazione, spesso manipolate da narrazioni populiste e spinte dalla disperazione. La canzone è un atto d’accusa formale contro "i colti": coloro che hanno avuto la fortuna di studiare, di leggere, di conoscere la storia e che, nonostante la piena consapevolezza che determinate scelte avrebbero messo in ginocchio il Paese, hanno votato per proteggere i propri micro-interessi personali, lasciando che le tutele sociali venissero rase al suolo.È un urlo d'allarme sulla fragilità della democrazia quando si lascia il timone a personaggi costruiti a tavolino dai media. Anche se scritta pensando all'Argentina, la canzone lancia un monito universale: quando la cultura abdica al proprio ruolo di custode della memoria e si piega alle regole del profitto individuale, l'intera società sprofonda nell'ombra

qualche curiosità in più

La scintilla: Il fazzoletto bianco contro il negazionismo

Il motore immobile della canzone è la difesa della memoria storica. Il brano è nato come reazione viscerale ai discorsi negazionisti che hanno tentato di riscrivere la storia della dittatura argentina. Evocando le Madres e le Abuelas, la canzone si trasforma in uno scudo poetico per proteggere un verdetto storico che non ammette passi indietro: 30.000 desaparecidos, ahora y siempre, nunca más.

L'eccezione Rock del disco: Il tributo ai Camena

Se tutto l'album si muove su sonorità folk, cantautorali e acustiche, questa traccia rappresenta una vera e propria esplosione elettrica. È l'unico brano dichiaratamente rock del progetto. Per esprimere la rabbia, la distorsione e il senso di urgenza del testo, c'era bisogno di un linguaggio crudo. L'ispirazione sonora viene direttamente dai Camena, la rock band di Buenos Aires in cui ho militato in passato: un ritorno alle origini per dare al pezzo l'impatto di un pugno nello stomaco.

La struttura bilingue: Dal dolore locale all'allarme globale

Il brano utilizza il bilinguismo in modo strategico. Mentre le strofe sono cantate in spagnolo — la lingua della terra ferita, dei ricordi personali e del legame indissolubile con "quel ventre che mi ha fatto pulsare" —, il ritornello si sposta in italiano. Questa transizione linguistica serve a universalizzare il messaggio: il ritornello diventa un coro globale che avverte che "il mondo sta girando a destra", trasformando una ferita argentina in uno specchio in cui l'Europa e il resto d'occidente possono riflettersi.

Il paradosso dei "Culti"

Il titolo stesso racchiude il cuore filosofico del brano: l'ignoranza non come mancanza di istruzione, ma come scelta deliberata di ignorare la sofferenza altrui. Il brano analizza come lo studio e la cultura, se privati di empatia e senso civico, si trasformino in freddo calcolo individualista. È il ritratto di un'orchestra stonata che ha smesso di suonare per il popolo e ha iniziato a seguire esclusivamente il ritmo del capitale

La copertina: Un voto che inghiotte il Paese

La componente visiva, curata da Cata Jurozdicki, è un'estensione diretta della drammaticità del testo. L'elemento centrale è l'iconico pañuelo (il fazzoletto bianco delle Madres de Plaza de Mayo), simbolo globale di lotta e resistenza pacifica. Nell'artwork, l'atto del voto non appare come uno strumento di emancipazione, ma come un gesto che fa sprofondare il disegno e il Paese intero verso l'oscurità. Un'immagine forte, pensata per costringere l'ascoltatore a riflettere sul peso e sulla responsabilità di ogni singola scelta democratica.

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MARTIN NAVELLO
MARTIN NAVELLO

“situaciones complicadas siempre van a haber, lo importante es entender que de eso hay que aprender, si existe luz, existe sombra...”

Letras - Testi - Lyrics

TESTO oRIGINALE

Positive vibrations
bring peace to your heart
Positive vibrations
will liberate your mind
Positive vibrations
bring peace to your heart
Positive vibrations
will liberate your mind
vibraciones positivas son difíciles
cuando hay tanta gente que no tiene de comer
mientras otros gozan cortando cabezas
en la escena del sistema somos títeres
amarrados por los hilos invisibles
quien piensa y cuestiona tiene las tijeras
si tu estas bien, yo también
aunque dentro un poco duela
el pensamiento libera
y si sufris esta bien
este mundo es una mierda
superalo y vibra alto, la iluminación espera
Positive vibrations
bring peace to your heart
Positive vibrations
will liberate your mind
Positive vibrations
bring peace to your heart
Positive vibrations
will liberate your mind
AssoloSituaciones complicadas siempre van a haber
lo importante es entender que de eso hay que aprender
si existe luz, existe sombra
una planta en el desierto puede florecer
no se gana la quiniela la primera vez
si se cierra una puerta es porque se abre otra
si tu estas bien, yo también
aunque dentro un poco duela
el pensamiento libera
y si sufris esta bien
este mundo es una mierda
superalo y vibra alto, la iluminación espera
Positive vibrations
bring peace to your heart
Positive vibrations
will liberate your mind
Positive vibrations
bring peace to your heart
Positive vibrations
will liberate your mind

TESTO tradotto

Vibrazioni positive
portano pace al tuo cuore
Vibrazioni positive
Libereranno la tua mente
Vibrazioni positive
portano pace al tuo cuore
Vibrazioni positive
Libereranno la tua mente
Vibrazioni positive sono difficili
quando c’è tanta gente che non ha da mangiare mentri altri godono tagliando teste
Nella scena del sistema siamo marionette legati attraverso i fili invisibili chi pensa e questiona ha le forbicise te stai bene, anch’io lo sto
anche dentro un po’ mi faccia male
il pensiero ti libera
e se soffri, va bene, questo mondo è una merda
superalo e vibra alto, l’illuminazione ti aspetta
Vibrazioni positive
portano pace al tuo cuore
Vibrazioni positive
Libereranno la tua mente
Vibrazioni positive
portano pace al tuo cuore
Vibrazioni positive
Libereranno la tua mente
situazioni difficili ci saranno sempre
l’importante è capire
che da loro bisogna imparare
se esiste luce, esiste ombra
una pianta nel deserto può fiorire
non si vince l’enalotto la prima volta che lo giochi
se si chiude una porta è perche si apre un’altra
se te stai bene, anch’io lo sto
anche dentro un po’ mi faccia male
il pensiero ti libera
e se soffri, va bene, questo mondo è una merda
superalo e vibra alto, l’illuminazione ti aspetta
Vibrazioni positive
portano pace al tuo cuore
Vibrazioni positive
Libereranno la tua mente
Vibrazioni positive
portano pace al tuo cuore
Vibrazioni positive
Libereranno la tua mente

Storia della canzone

"Positive vibrations bring peace to your heart, will liberate your mind"

Ci sono stati giorni in cui mi sono sentito completamente schiacciato. Giorni in cui mi sembrava di urlare in una stanza vuota, sommerso dal peso di notizie drammatiche, guerre assurde e genocidi che mostrano il lato più oscuro dell'umanità. A questo dolore universale si sommava quello personale: la superficie, l'indifferenza e le porte che si chiudono in faccia a chi sceglie di vivere della propria arte.
In quel buio asfissiante, ho dovuto fermarmi. Ho guardato più da vicino la natura — le piante, gli animali, il ciclo perfetto delle stagioni — e ho cercato di riconnettermi a una visione olistica dell'universo. Ho ripensato a come, nel corso della mia vita, la legge dell'attrazione avesse sempre funzionato: ogni volta che ho desiderato e visualizzato un sogno con tutta la mia anima, quel sogno ha trovato la strada per realizzarsi, anche quando non sapevo come. La vita ti mette davanti alle sfide, ma ti mostra anche le risposte, se sei abbastanza sveglio e ricettivo per coglierle.
Ma la vera spinta, la chiave magica per uscire da quella stanza vuota, è arrivata dal ricordo di un'amica porteña di Buenos Aires. Lei stava lottando contro un cancro, una malattia terminale che la stava consumando. Eppure, ogni volta che la guardavo, vedevo un sorriso immenso, una luce inspiegabile. Ripeteva sempre una frase: «Piensa bonito, porque si piensas bonito, sucede bonito». Lei oggi non c'è più, ma quella frase mi ha cambiato la vita per sempre. È diventata il mio scudo nei momenti bui.Positive Vibrations nasce per non dimenticare questo insegnamento. Siamo fatti di energia. Esiste un esperimento scientifico che dimostra come le frequenze condizionino la materia, modellando la sabbia o l'acqua. Se pensiamo che il corpo umano è composto per il 70% di acqua, capiamo che noi stessi vibriamo e cambiamo forma in base alle frequenze che decidiamo di accogliere e produrre.Il mondo è in perfetto equilibrio esistenziale: se esiste l'ombra, esiste la luce. Questa canzone è il mio invito a scegliere la luce, ricordandoci che siamo tutti parte della stessa materia primordiale che un giorno si è divisa, ma che non ha mai smesso di vibrare all'unisono.

Qualche curiosità in più

Il mantra di Buenos Aires

Con una musica di note lunghe e ripetitive e un cuore pulsante del testo, la canzone diventa un omaggio diretto all messaggio della mia amica argentina e al suo incredibile coraggio. La sua frase «Piensa bonito, porque si piensas bonito, sucede bonito» che io ho tradotto in “positive vibrations” non è solo la genesi della canzone, ma è diventata una specie di codice d'accesso personale all'universo che porto nel cuore e che ho voluto condividere con il mondo per aiutare chiunque stia attraversando un momento di oscurità

Il riscatto della tromba

Anche se l'arrangiamento finale è dominato da una trascinante chitarra ritmica "alla Manu Chao", la primissima intro del brano è caratterizzata da una tromba effettata. Quella tromba l'ho registrata io stesso. È stato un momento molto intimo: ho frequentato la scuola di musica per due anni studiando tromba prima di abbandonarla definitivamente. Riprendere in mano quello strumento per l'ultimo singolo del disco è stato un vero e proprio cerchio personale che si è chiuso

I cori indiani ancestrali e la firma di Luca

La canzone si apre con dei cori indiani suggestivi che richiamano una spiritualità antica e ancestrale. Questo tocco di classe è stata un'idea del mio produttore e arrangiatore, il maestro Luca Partisani, che ha saputo arricchire l'arrangiamento registrando anche le linee di basso e le batterie, creando una dinamica potente che unisce perfettamente il misticismo alla modernità.

Il groove riminese di Tony Quiada Serioli

Per dare al brano quel profumo autenticamente sudamericano e una sezione ritmica ricca di calore umano, in studio abbiamo coinvolto Tony Quiada Serioli. Tony è un amico, un percussionista riminese di grande esperienza con cui ho anche avuto il piacere di condividere il palco nei progetti live. Il suo contributo alle percussioni, culminato in un travolgente assolo di bongo, ha dato al pezzo una spinta e una dinamica pazzesche.

Il primo esperimento con il Fade Out (e il Fade In)

Per la prima volta nella mia produzione artistica, ho scelto di strutturare un brano che inizia e finisce sfumando. Non è una scelta casuale: Positive Vibrations è l'ultimo singolo estratto, ma è stato concepito fin dall'inizio come la traccia di chiusura dell'album. Questo sfumare continuo serve a dare l'idea di un flusso energetico infinito, una vibrazione che non si interrompe bruscamente con la fine della traccia, ma continua a risuonare nell'universo dell'ascoltatore anche dopo il silenzio

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MARTIN NAVELLO